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  • Immagine del redattoreElena Tommaseo

Al tempio Sikh di Delhi mangiano gratis i re e i senzatetto

È meraviglioso quando scelgo di accompagnare delle persone alla visita di uno dei luoghi a me più cari a Delhi, il Gurudwara Bangla Sahib, meraviglioso vedere la loro reazione dopo il tempo che ci abbiamo trascorso, il loro entusiasmo e la leggerezza che sembra accompagnarli e che leggo come gioia.

«Gurudwara» è come chiamiamo il Tempio Sikh e significa «La casa del Maestro», mentre Sikh significa «discepolo».

A Delhi ce ne sono tantissimi e questo non è l'unico in cui amo andare, ma decisamente quello fra i più vivaci e la presenza del Sarovar, la grande vasca sacra, mi trasmette sempre un senso di grande pace, come l'acqua calma sa fare.


Il Gurudwara Bangla Sahib con il Sarovar, la grande vasca sacra (Foto Mrc).

Il Sarovar (Foto Mrc).

L'intenzione non è di scrivere del Sikhismo, anche se lo farò molto brevemente: vorrei piuttosto coinvolgervi in una delle esperienze più significative della visita a un Gurudwara, il momento in cui chiunque si sente incluso in una comunità che, sebbene in teoria non gli appartiene, in una visione più ampia e universale, invece gli appartiene eccome, perché troppo spesso ci dimentichiamo di essere tutti, allo stesso modo, parte dell'Universo. Ci dimentichiamo che ci dovremmo sempre sorridere e aiutare a vicenda vivendo in armonia; sembra assurdo, ma tante volte risulta tutt'altro che naturale quello che invece dovrebbe esserlo.

 

Il Sikhismo è uno dei tanti “rami” di questo grande albero chiamato Induismo, è una religione, o filosofia, assolutamente monoteista che nasce nella seconda metà del 1400. Viene in essere per dissociarsi dal sistema delle caste, che è categoricamente rifiutato, e di conseguenza nel rispetto di ogni individuo che, come tutto, fa parte integrante dell'Universo. Per il Sikhismo c'è un Creatore, la Causa delle cause, omni-pervadente, il culto di vari idoli non viene praticato e si rifiuta ogni sorta di superstizione.

 

Questa visione paritaria si riflette anche nella mancanza di gerarchia al suo interno: il suo fondatore, Guru Nanak, è stato succeduto da altri nove Guru, ma con l'ultimo, Guru Gobind Singh, si è conclusa la serie dei Maestri e il riferimento rimane il Granth Sahib, cioè il testo che riporta tutti gli insegnamenti e i codici di condotta. Questo libro sacro è l'oggetto dell'omaggio che ogni Sikh, e non, rivolge quando entra nel sancta sanctorum di ogni Gurudwara.

 

Quello che mi entusiasma di questa comunità è che si parla poco e si passa direttamente ai fatti e quindi eccoci qui, andiamo insieme in uno degli angoli più vivi di ogni Gurudwara, il Langar, il luogo dove il concetto di uguaglianza, senso della comunità, fraternità e cameratismo, trovano la loro massima espressione.

L'ingresso nel Langar.

Secondo la tradizione, il capo di donne e uomini è coperto.

Il Langar consta in una cucina dove pochi stipendiati, e tanti volontari, preparano quotidianamente migliaia di pasti che vengono serviti da altri volontari a chiunque decida di partecipare a questa condivisione. Chiunque può entrare nella grande sala, indipendentemente dalla sua appartenenza o meno a una qualsiasi religione, indipendentemente dalla sua nazionalità o possibilità economica, che sia un pellegrino o un semplice visitatore, un re o un senzatetto: ognuno siederà come tutti sulla corsia per terra, schiena contro schiena con gli altri commensali e chi non può sedersi per terra potrà usufruire delle poche panche a disposizione.


Chiunque può chiedere di servire al Langar, di preparare il pane (chapati) in cucina, di curare le verdure, di lavare i piatti, di pulire per terra. Lo può fare anche un turista di passaggio, lo fanno molti anziani che, fortunatamente, preferiscono stare in compagnia, anche ogni giorno, piuttosto che stare in casa a far passare il tempo fino a sera. Lo fa chi decide di prendersi una mezza giornata o una giornata intera dal lavoro, insomma chiunque può entrare a far parte di questa vera e propria macchina... di pace! È la stessa comunità, insieme alle offerte di chi vuole, a sostenere il Langar. I pasti sono assolutamente gratuiti e chi lo desidera può poi un'offerta nelle tante cassette che si trovano in giro.

Volontari puliscono con gioia i cavolfiori appena arrivati dal Punjab, terra di elezione dei Sikh..

Sopra e sotto, la preparazione dell'Aloo gobi (patate e cavolfiore).


Il cibo (qui il dahl) viene messo nei secchi di metallo e distribuito alle persone con i mestoli.

Ma come si svolgono le cose? Chi arriva si siede ordinatamente per terra su dei tappeti stesi davanti all'ingresso della sala; si attende che, più o meno simultaneamente, coloro che stanno consumando il pasto abbiano terminato ed escano da un altro lato per consegnare il thali (un piatto di acciaio a scomparti) e il cucchiaio che poi verranno lavati accuratamente.

Sopra e sotto, l'attesa.


A questo punto, dopo che i volontari hanno pulito il pavimento, chi è in attesa entra ordinatamente e si siede sulle corsie partendo dalla parete alla sua sinistra, seguendo le indicazioni che vengono date, qui inizia un via vai interminabile: chi distribuisce i thali, chi i cucchiaini, chi il pane, chi passa con i secchi di dahl (lenticchie), chi con quelli di verdure, spesso al sabato e alla domenica c'è anche il dolce. Il pane lo si riceve mettendo i due palmi delle mani aperti, così come il cucchiaino: è un dono che si sta ricevendo, non lo si deve afferrare.

Seduti per terra, donne e uomini di tutte le religioni mangiano nei vassoi di metallo.

Dopo un breve ringraziamento comune s'inizia a mangiare e si scambiano occasionalmente quattro chiacchiere e sorrisi con le persone che ci stanno accanto o di fronte. I volontari continuano a passare e offrono cibo fino a quando uno è sazio e non ne richiede di più, ma ci si aspetta che nel thali non avanzi niente, come è giusto che sia. Al termine ci si alza e si esce come hanno fatto coloro che ci hanno preceduti. Nel cortile ci sono dei lavandini e delle saponette per lavarsi le mani prima e dopo aver mangiato.

 

Durante il primo lockdown dovuto al Covid, nel marzo del 2020, ogni luogo di culto è stato chiuso, ma qui sono riusciti a ottenere il permesso di preparare i pasti da poter distribuire a chi non aveva la possibilità di procurarsi il cibo. Non potendosi avvalere dell'aiuto dei volontari, la comunità ha optato per l'acquisto di pentole automatiche che hanno sostituito quelle, modello orco, ce c'erano prima, così come hanno acquistato una seconda macchina per preparare il pane, dal momento che ne devono offrire migliaia ogni giorno.


La preparazione del chapati, il pane non lievitato rotondo come una piccola piadina.

Sopra e sotto, le moderne macchine per la preparazione del chapati.


La cottura del chapati.

Invito chiunque a fare questa bella esperienza senza temere di mangiare in un luogo poco igienico: basterà fare un giro della cucina, prima, per rendersene conto e sentirsi più rassicurati e a proprio agio.


Elena Tommaseo (a sinistra) accompagna una turista italiana a visitare l'immensa cucina (Foto Mrc).



Il volontario del cuore di Elena e la distribuzione del chapati. (Tutte le fotografie sono di Elena Tommaseo ©).



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