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  • Immagine del redattoreRiccardo Serventi Longhi

Autobiografia di uno Yogi, gli occhi che cambiarono il mondo

Aggiornamento: 2 apr 2023

Il 7 marzo 1952 morì Yogananda. Ma continua a vivere grazie a un libro...


Centotrent'anni fa, il 5 gennaio 1893, nasceva a Gorakhpur nel cuore dell’India del Nord, al centro fra la città santa di Varanasi e la catena montuosa dell’Himalaya, sacra agli indiani e non solo, un uomo che ha stravolto l’umanità diffondendo in Occidente i principi della millenaria scienza dello Yoga. Anello di congiunzione fra le tradizioni religiose e spirituali di tutto il mondo, il suo nome era Mukunda Lal Gosh.

L’entusiasmo per la ricerca spirituale, il suo amore folle e determinato verso la realizzazione del Sé, la devozione nutrita dall’ardore dell’esperienza vissuta costantemente attraverso una vita di servizio, meditazione e preghiera, lo trasformò in colui che da più di un secolo è riconosciuto come uno dei fari più luminosi per tutti i ricercatori del pianeta: Paramhansa Yogananda.


Un oggetto devozionale di Yogananda.

Il lignaggio del Kriya Yoga

Il primo nome significa «Cigno supremo». Non un vanto, ma un simbolo di purezza. Di discernimento. Si dice che i cigni separino il latte dall’acqua. Riconoscano la preziosità da ciò che è comune abitudine, ciò che è facile a confondersi. Lo chiamò così il suo guru, Swami Sri Yukteswar.

Il secondo nome, Yogananda, fu egli stesso a sceglierlo quando entrò nell’ordine degli swami all’età di 23 anni: «Unione con la beatitudine». Il nome spirituale è una direzione. Quasi a indicare a chiunque incontrasse, la via interiore che tutti possiamo percorrere. «Se posso essere io in costante cammino verso l’unione con l’Assoluto, con Dio, con la Gioia che si rinnova eternamente, puoi esserlo anche tu», sembra risvegliare in noi il suo nome («Farete cose più grandi di me», Gv 14,12).

Figlio di devoti discepoli del grande santo indiano Lahiri Mahasaya, sin da bambino nutre una sola aspirazione, l’estasi supercosciente della comunione con Dio nel samadhi. Vivere in quella Coscienza. Stato che indicherà per tutta la vita, possibile a tutti, non solo a chi fa della propria esistenza, una scelta monastica.

A 17 anni, nel 1910, finalmente, si manifesta l’appuntamento (cercato ardentemente per anni) con l’amato maestro Swami Sri Yukteswar, che lo condurrà con disciplina e amore incondizionato nella propria crescita spirituale fino a farlo divenire, in seguito, uno dei guru del lignaggio del Kriya Yoga.


Un capodaldo della letteratura

Nel 1920 inizia la sua avventura per il mondo. Viene invitato a partecipare per l’India, a Boston, al congresso internazionale dei liberali religiosi in America. Senza sapere una sola parola di inglese, ma con la voce del suo guru nel cuore che tuonava: «Sei capace, parla!», sin dal primo viaggio di andata verso gli Stati Uniti, sulla nave che lo ospita, inizia a condurre incontri sulla spiritualità e sugli infiniti punti in comune fra le religioni.

Primo discorso: «La battaglia della vita e come combatterla». Ad ascoltarlo passeggeri ed equipaggio. Era a bordo di quel piroscafo da poche ore, e il giovane Yogananda già era divenuto un ponte fra gli emisferi. Del pianeta, della mente e dei cuori di chi lo ascoltava. In brevissimo tempo divennero migliaia i partecipanti ai suoi convegni o a qualsiasi iniziativa decidesse di organizzare per risvegliare le coscienze attraverso la meditazione e i suoi insegnamenti.

Un anno dopo il suo arrivo negli Stati Uniti iniziò la stesura del capolavoro che dopo 77 anni ancora oggi smuove gli animi dei sinceri ricercatori spirituali di ogni tradizione, verso la propria profondità. Al di là delle religioni, al di là del credo. Un gioiello senza età che in tutti questi decenni non ha mai smesso di prendere per mano e accompagnare chiunque apra le sue pagine: Autobiografia di uno Yogi. Un caposaldo della letteratura di tutti i tempi che, come ogni libro sapienziale, nasconde nella coscienza di chi legge, la sua evoluzione.


La prima edizione.

Ogni termine utilizzato si trasforma in noi a seconda del momento che viviamo, del livello della nostra coscienza. Delle esperienze che viviamo e abbiamo vissuto. È una strada con infiniti bivi che, a rileggerlo più volte, conduce a osservare ogni volta nuovi paesaggi interiori nell’animo di chi legge. Ci vollero 25 anni di attenta, ispirata e minuziosa scrittura ,affinché ogni parola riflettesse fedelmente il suo spirito e la sua coscienza. Infinite riletture modifiche e accorgimenti, con l’unico intento di essere diretto, semplice, chiaro nel messaggio, non per convincere o attrarre, ma per dirigere l’attenzione del lettore verso ciò che donava il senso alla sua vita. La realizzazione del Sé. L’incontro con Dio.


Tra scienza e spiritualità

Un racconto mistico, avventuroso, che tocca livelli così alti da essere annoverato fra i 100 libri spirituali più importanti del XX secolo. Che ha rapito gli animi di milioni di persone (oltre 20 milioni) che lo hanno incontrato, letto, ascoltato. Uno dei primissimi libri che portarono in Occidente la cultura vedica. Con il racconto della sua vita il grande Maestro ispirò da subito menti e cuori del mondo della cultura, dell’arte, della letteratura, dello spettacolo (come racconta Yogananda mi ha cambiato la vita, Ananda Edizioni).


Le sue parole hanno evidenziato l’armonia tra la scienza moderna e la vera spiritualità collegando Oriente e Occidente come mai prima di allora. Dall’infanzia alla data di uscita del libro (1946), un vero e proprio viaggio verso la Gioia per il corpo (sembra di sentire i sapori, gli odori dell’India, i suoi colori e i suoni) per la mente: gli innumerevoli incontri descritti ci accompagnano nelle vite incredibili di chi è nato per conseguire il proprio scopo più alto, santi dalle capacità straordinarie, l’amore fra anime per Ananda Moyi Ma, la madre permeata di gioia, personaggi chiave per l’intera umanità come Rabindranath Tagore, Gandhi e tanti altri).

Ma è anche un viaggio verso la Gioia per l’anima: dalla morte della madre, al miraggio dell’Himalaya da raggiungere, dagli anni dell’ashram con il suo guru agli studi terminati con sforzo, fino all’entusiasmo per ogni piccolo tassello che attraverso intuito, devozione e ascolto lo accompagnarono a creare una immensa famiglia spirituale che ancora oggi prospera feconda, proseguendo la diffusione dello Yoga e della crescita spirituale, germogliando ovunque i fiori del Kriya Yoga.

Ho incontrato questo libro 15 anni fa. Non conoscevo Yogananda. Quel volto dall’aspetto uomo/donna non decisamente definito, manifestazione di un equilibrio fra gli opposti completamente realizzato, mi fissò un giorno da una foto in un centro a lui dedicato nella città dove vivo, Roma. Poche settimane dopo ero ad Ananda, vicino ad Assisi, dove il suo discepolo diretto Swami Kriyananda, che trascorse quasi quattro anni della sua vita insieme fino al 7 marzo del 1952, giorno in cui Yogananda lasciò il suo corpo al Biltimore Hotel di Los Angeles, ha fondato una delle comunità nel mondo a lui dedicate per la prosecuzione dei suoi insegnamenti, e per la diffusione del Kriya Yoga e del messaggio di fratellanza fra i popoli.


Quale edizione scegliere

Qui la mia pratica preesistente ha avuto una meravigliosa trasformazione. La Grazia dell’incontro con il cuore e la chiarezza del guru, colui che toglie il buio, che svela, rischiara, l’oscurità interiore. E proprio nell’edizione di Autobiografia di uno Yogi che porta il suo nome (Ananda Edizioni), finalmente, ho abbracciato i suoi insegnamenti, l’inizio del viaggio nel Kriya Yoga e l’onore e la gioia di condividere i principi dello yoga nel sentiero dell’Ananda Yoga.

Autobiografia di uno Yogi è un raggio di luce editoriale che porta sulla copertina il suo volto, esattamente come nell’edizione originale del 1946, nella fedele traduzione di Swami Kriyananda, che è riuscito a tornare alla purezza delle vibrazioni delle parole scritte dal suo Maestro che aveva affidato a lui la cura dell’edizione delle sue opere. Un lavoro così importante per l’autore da definirlo egli stesso non un semplice libro ma «Il mio messaggero».

Un’opera che produsse un’autentica rivoluzione culturale in un mondo che stava uscendo da anni così difficili, segnati dalla tragedia della Seconda guerra mondiale. Da leggere e rileggere.


A chi si rivolge «Autobiografia di uno Yogi»

Per chi pratica yoga e meditazione.

Per chi non sa nemmeno cosa siano yoga e meditazione.

Perché cerchiamo all’esterno ciò che non ci darà mai quello a cui aneliamo tutti. Perché la vita è una scoperta continua.

Perché è necessario imparare ad andare avanti nelle sfide, anche quando sentiamo di non farcela.

Perché la pace è una conquista interiore.

Perché la mente tende al conflitto.

Per tornare a ciò che siamo veramente.

Per aprire il cuore.

Per camminare con chi alla meta c’è arrivato.

Perché niente finisce.

Niente è solo ciò che sembra.

Perché il messaggio di questo capolavoro possa continuare a far breccia nei cuori e nelle coscienze di tutta l'umanità.










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