Il Cammino di Santiago, conosciuto anche come Camino de Santiago in spagnolo, è uno dei percorsi di pellegrinaggio più antichi e significativi al mondo. La meta finale di questo itinerario è la cattedrale di Santiago de Compostela, situata nella regione della Galizia in Spagna, dove secondo la tradizione cristiana si custodiscono le spoglie dell’apostolo San Giacomo il Maggiore…
Dicono tutti coloro che hanno compiuto il Camino de Santiago, che la visione della facciata della cattedrale è particolarmente emozionante. Io non volevo crederci, ma quando ci sono arrivato è stato proprio così, un’ondata di bellezza (a onor del vero più all’esterno che nell’interno gotico e pieno del vociare dei turisti), una maestosità unica, un simbolo di qualcosa di diverso per ognuno dei pellegrini o dei turisti che arrivano sulla grande piazza.
Ho fatto il Camino de Santiago alla mia maniera, 1000 chilometri in auto, 120 chilometri a piedi, il tutto in 9 giorni (perché di più non ne avevamo), a cercare l’emozione dei luoghi, la storia, le visioni di scogliere battute da onde che sono difficili da immaginare, un quasi-bagno nel gelo dell’oceano, picnic vegetariani davanti a tramonti mozzafiato. Niente di mistico nel senso più comune del termine, niente rosari, messe e preghiere. Ma chi vive nella ricerca, il misticismo lo trova in tutto ciò che incontra e così è stato per me, anzi per noi, perché i viaggi più belli li faccio assieme a mia moglie Alessandra che ha il dono di organizzare e di “portarmi” nei luoghi che mi interessano di più.
L’inizio per noi è stato il Guggenheim di Bilbao, cattedrale laica di una bellezza senza pari, una struttura che da sola vale l’entrata. Ero già stato a Bilbao una vita fa e ricordavo poco o nulla. Meglio, perché oggi è un incanto di città, viva e dolce, grande e a misura d’uomo. Lo so, non è proprio l’inizio canonico del Camino che poi andrebbe fatto con lo zaino in spalla, le vesciche ai piedi, decine di chilometri al giorno, eccetera eccetera… I libri dicono che si tratta di un “pellegrinaggio cristiano”, ma non è proprio così, ci sono tantissimi agnostici che lo fanno e lo hanno fatto. Nel 2024 sono stati quasi 500 mila i pellegrini ad averlo compiuto.
Lo raccontano i libri canonici, le guide, e poi i romanzi come quello (mediocre) di Paulo Coelho, o quello laico di Shirley McLaine. «C’è un famoso pellegrinaggio che si chiama il Cammino di Santiago di Compostela», scrive l’attrice di Hollywood. «Si dice che esso si trovi direttamente sotto la Via Lattea e segua delle linee che riflettono l’energia del sistema stellare che le sovrasta. Tale energia aumenta le vibrazioni della materia densa ed eterica di cui è costituito il cervello umano, con il risultato di produrre una consapevolezza più profonda. Durante il mio pellegrinaggio verso ovest, lungo il Cammino, ho viaggiato a ritroso del tempo, fino a un luogo da cui ebbero inizio le esperienze che hanno reso me e la razza umana ciò che siamo diventate al giorno d’oggi».
Sono vari i percorsi che compongono il Cammino di Santiago. Il più famoso è quello di circa 760 km, suddiviso in 31 tappe, che ha inizio a Saint Jean Pied de Port in Francia che si compie dal 1135 e se ne parla negli archivi del Codex Calixtinus, il libro che per primo parlò di questa via. Poi c’è quello portoghese, quello inglese, la Via de la Plata che parte nel sud della Spagna e quello del Norte che passa appunto da Bilbao.
Le origini del Cammino di Santiago sono avvolte da un fascino antico, legate alla scoperta delle reliquie di San Giacomo il Maggiore, uno dei primi apostoli di Gesù, decapitato su ordine di re Erode Agrippa nel 44 d.C.
Secondo la Leggenda Aurea, dopo “l’ascensione di Gesù al cielo”, Giacomo iniziò la sua missione di evangelizzazione in Spagna, raggiungendo le regioni della Galizia. Dopo essere tornato in Palestina, fu ucciso, ma si narra che, su volontà dei suoi discepoli, il suo corpo fu trasportato in Galizia, presso Iria Flavia tramite una barca guidata da un angelo e sepolto in un bosco nei dintorni.
Da questa leggenda deriva il nome Compostela, che potrebbe significare “Campo della Stella” o “campo o cielo stellato”.
Nel 813 d.C. un eremita di nome Pelagio ebbe una visione di luci a forma di stelle sul monte Liberon, vicino a un antico villaggio celtico. Spinto dalla curiosità, il vescovo Teodomiro scoprì una tomba contenente tre corpi, uno dei quali con la testa mozzata, e “riconobbe” in essa le reliquie di San Giacomo. La tomba portava l’iscrizione: “Qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e Salomè”.
Quanto questo ritrovamento fosse plausibile non lo sappiamo, ma erano “i tempi delle reliquie” e questa scoperta diede il via al pellegrinaggio verso Santiago, che divenne uno dei più importanti del Medioevo.
La storia del Cammino si arricchisce con il famoso Codex Calixtinus, scritto nel XII secolo, considerato il testo più antico dedicato al pellegrinaggio a Santiago. Questo volume, composto da cinque parti, narra miracoli, la traslazione delle reliquie e guida i pellegrini lungo il percorso. L’autore più probabile del Libro V, che contiene la prima guida del Cammino francese, è il religioso francese Aymeric Picaud.
Fu poi un sacerdote di nome Elías Valiña Sampedro (1929-1989), parroco di O Cebreiro, un piccolo villaggio galiziano, a segnalare il percorso con le iconiche frecce gialle e la conchiglia del pellegrino, simboli ancora oggi riconoscibili.
Ma oltre al cammino in sé è la potenza di queste terre a dare forza al gesto. Vicino a Bilbao c’è la città di Guernica, rasa al suolo dai nazisti durante la Guerra di Spagna, una strage che sarà ricordata per sempre grazie al capolavoro di Picasso, qui riprodotto in una piazza, meta di pellegrinaggio laico. Una deviazione doverosa per celebrare la Memoria, quel ricordo che non si può e non si deve abbandonare.
Partendo da Bilbao, tappa a Comillas dove si trova il Capricho, castello-capolavoro del genio di Gaudì, poi a Llanes, dove si possono gustare i dolci di una pasticceria fondata nel 1840, e si arriva al gioiello delle Asturie, Cudillero, 6 mila abitanti, incastonato nelle rocce sull’oceano. Qui ci siamo fermati per godere di questa Positano asturiana e per toccare il faro di Cabo Vidio, un punto selvaggio (abbiamo toccato diversi fari, spesso i luoghi meno frequentati e più aspri e belli).
Da lì al Finisterre, per andare alla fine del mondo dei romani, Fisterra, in galego, che è la vera conclusione del Camino, il chilometro zero. L’approdo in questo piccolo paese di pescatori è piuttosto scioccante, perché si respira una semplicità e una povertà che è dei luoghi non turistici e non gentrificati. Dopo un giorno entri in contatto con la gente che ti offre una gentilezza riservata e generosa. Le loro strette di mano non si dimenticano, l’arroganza delle città è lontana alla “fine del mondo”. Qui ci sono tre fari imperdibili, quello di Finisterre, la conclusione del Cammino; quello di Touriñán, nel comune di Muxìa; e quello adiacente al santuario – bellissimo – della Virgen de la Barca, dedicato ai morti in mare (la costa si chiama «de la Morte» a causa dei mulinelli letali di quella zona di oceano).
La cattedrale di Santiago di Campostela, la statua del santo, l'ingresso del sepolcro e l'urna.
A quel punto eravamo pronti a “sbarcare” a Santiago proprio alla vigilia della sua festa, il 25 luglio, che coincide con il giorno nazionale della Galizia. Eravamo curiosi di vedere “l’effetto che fa”. Cosa dovevamo aspettarci? Una Lourdes o una Fatima spagnola? Una città popolata di religiosi con lo zaino in spalla e la caratteristica conchiglia (che non abbiamo potuto non prendere)? Niente di tutto ciò. Santiago è una città straordinaria e viva, dove il misticismo celebra la Vita, c’è musica ovunque, tantissimi giovani che affollano i locali, persone che girano in pace e nella gioia fino a tarda sera.
E poi c’è la cattedrale, quella facciata imponente che racconta della nostra storia che siamo arrivati in mille modi diversi, chi in treno, chi in pullman, chi a piedi, chi in auto, e abbiamo fatto il tratto che potevano fare a piedi, verso questo luogo sacro a prescindere. Una sacralità fatta dalla mistica dai mille colori di persone di tutto il mondo e di tutte le fedi.
La sacralità che si ritrova nei film ispirati a questa via, come The Way di Emilio Estevez con Martin Sheen che racconta di un oftalmologo che termina il cammino in onore del figlio Daniel morto sui Pirenei durante un temporale e che arriva proprio a Finisterre e Muxía. O in quello di Luis Buñuel, La via Láctea in cui due vagabondi francesi decidono di arrivare a Santiago partendo dalla periferia di Parigi, e incontrano religiosi ed eretici di ogni sorta. C’è una sacralità anche nello spettacolo pirotecnico, in contemporanea da tre punti diversi della città, affinché tutti potessero ammirarlo.
Alla fine, per quanto eretici e anarchici nel nostro cammino, questo percorso ci ha lasciato dentro qualcosa, una certezza e una promessa. La certezza che conta il cammino e non come lo fai, e nemmeno la meta; la promessa che quando il cuore è mistico, la via mistica ti appare ovunque tu vada, e sai riconoscere sempre il cuore del mondo che batte dentro di noi.

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