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  • Immagine del redattoreGloria Vizzini

Ditelo ai vostri ragazzi: non basta informarsi su Tik Tok

Aggiornamento: 25 mar

Nel Candide, romanzo filosofico del 1759, Voltaire racconta che il giovane Candido, dopo varie disavventure, capisce quanto sia assurda l’affermazione del suo istitutore Pangloss, secondo cui il loro è «Il migliore dei mondi possibili», in quanto ordinato da una necessità superiore e costituito, appunto, come il migliore possibile. Candido realizza che il mondo, invece, è regno del disordine e del male gratuito e il suggerimento del filosofo alla fine del libro è di «coltivare il proprio giardino», che non vuol dire necessariamente ritirarsi dal coinvolgimento negli eventi pubblici e nella politica o vivere una vita da ignoranti, ma significa agire concretamente, là dove il proprio raggio d’azione lo consente e a seconda dei gradi di libertà che si possiedono in un determinato contesto.


LA SITUAZIONE DELL’INFORMAZIONE TRA I GIOVANI

Raggiungere un equilibrio tra disinteresse ed eccessivo coinvolgimento nelle notizie è pressoché impossibile per i giovani, travolti da un mare di informazioni. Grazie all’onnipresenza degli smartphone, ricevono aggiornamenti continui (e non sempre approfonditi). Si chiedono in che razza di mondo vivono, come cresceranno e che futuro li aspetta. Questo alla lunga li annichilisce o li tiene in uno stato di continua allerta.

Non è detto che caschino nelle numerose trappole di disinformazione di cui il web è pieno. Pensiamo per esempio ai titoli in cui viene usato il maiuscolo per attirare visivamente l'utente e poi si utilizzano delle locuzioni del tipo «+++ ULTIM'ORA +++ Quello che è appena successo è incredibile. Cambia tutto», con la foto dell'esponente politico di turno o del personaggio della tv in lacrime o affranto; o, ancora, ai fotomontaggi, come quelli relativi alla recente protesta dei trattori, in cui si vedevano trattori e balle di fieno ai piedi della Tour Eiffel, e la frase roboante: «La protesta arriva a Parigi».



Foto da Pixabay.


Secondo quanto leggiamo su una rubrica del Sole24Ore i giovani si informano tramite i social perché sono più convenienti di un quotidiano e offrono un’informazione più variegata. Secondo i ragazzi, poi, i media mainstream raccontano bugie, mentre i video sui social darebbero prova di affidabilità. Tesi un po’ azzardata, ma non del tutto campata in aria, se in un pezzo di Giovanni Valentini sul Fatto («Editoria padronale e libertà di stampa: un brutto ossimoro», 10/2/24) leggiamo che in Italia, già al 77esimo posto nella graduatoria mondiale per la libertà di stampa, quest’ultima è padronale, in mano a pochi grandi gruppi che detengono fino a 5 testate. Di fronte a questi fatti reali, perché un giovane dovrebbe pure fare la fatica di leggere uno o più articoli e di ricostruirne il contesto? Le grandi (e spesso anche le piccole) testate hanno sì grandi giornalisti, che si documentano prima di scrivere un pezzo, ma è proprio la stampa ad essere percepita dalla cosiddetta Generazione Z come orientata e poco chiara.



Un giorno, uno studente mi ha detto di essere venuto a conoscenza della storia di Epstein da Tik Tok e che da lì ha deciso di approfondirla. Lamentava il fatto che in Italia nessun telegiornale avesse dato risalto alla vicenda. Allora, credendo fosse un problema di carenza di strumenti, ho fornito loro la rassegna stampa, ma non la leggevano: gli articoli erano troppi, troppo lunghi, e leggere è sempre una gran fatica. Soprattutto se si devono collegare più cose che non si conoscono.

In altri articoli leggiamo che i ragazzi preferiscono le narrazioni social proprio in quanto narrazioni mediate, e non semplici notizie scollegate da un contesto. Alcune ragioni dell’interesse verso i social come accesso alle informazioni potrebbe essere proprio questo: leggere un articolo di giornale ignorando la storia precedente rende difficile collegarlo a un mondo di cui si ignorano ancora molti aspetti. Credere nella mediazione di un influencer o sedicente tale, però, li espone alla manipolazione. Ecco allora che i giovani si informeranno presso chi riterranno più interessante e autentico, senza che nessuno abbia fatto da filtro alla veridicità delle sue posizioni.



RITORNO ALLA LETTURA, AL CONFRONTO DELLE NOTIZIE

Argomento difficile, quello della verità, soprattutto in questo periodo storico. Ma ho fiducia. È evidente che il panorama dell'informazione presenta sfide complesse, ma non insormontabili. È importante che la scuola si occupi di implementare programmi educativi per insegnare ai giovani a valutare criticamente le fonti di informazione, a comprendere la manipolazione mediatica, mainstream e social, e a sviluppare competenze di pensiero critico. Insomma, qualcosa di più rispetto ai soliti progetti che si limitano a fornire un giornale locale senza diversificare le fonti di informazione. Potrebbero essere utili delle campagne di sensibilizzazione sui rischi della disinformazione e sui metodi per identificarla, coinvolgendo influencer e figure di spicco nei social media.


Le nuove generazioni sono sveglie e curiose e cercano di farsi un’opinione su ciò che accade, hanno capito che sui grandi eventi del mondo hanno drammaticamente poco potere.  Spero che imparino a concentrarsi sul piccolo che hanno il “potere” di aggiustare. Forse capiranno come coltivare il proprio giardino, per dirla con Voltaire, come agire concretamente, come esercitare proficuamente i “propri talenti”.

Ognuno di noi, infatti, può co-creare un’informazione più trasparente. Sia che si tratti di condividere fonti affidabili, partecipare a discussioni informate o sostenere iniziative educative, possiamo tutti fare la nostra parte per promuovere una cultura dell'informazione più sana e affidabile, che sia uno strumento per la crescita individuale e collettiva e non per la manipolazione.






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