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  • Immagine del redattoreGuido "Guidozilla" Gabrielli

White Christmas, i segreti della canzone che ha dato calore al Natale (grazie a un immigrato ebreo)

Nessuno resiste alla tentazione di una canzone di Natale, nessuno. Dai Metallica ai Foo Fighters fino a Raul Casadei (Nadel in Rumagna), passando per tutto il pop nostrano e internazionale, fino ad arrivare ai più estremi indipendenti Sufjan Stevens con Christmas Unicorn. Proviamo ad andare all’origine di questa periodica epidemia che ha origini bizzarre raccontando la canzone di Natale seminale da cui tutto è nato: White Christmas.


Il miglior brano mai scritto

Nel 1940 Irvin Berlin, uno dei più grandi compositori di canzoni popolari americani, scrive un piccolo soggetto per un film musicale che sarà prodotto Paramount: Holiday Inn (in Italia tradotto con La Taverna dell’Allegria). Le stelle del film saranno Fred Astaire e Bing Crosby. Il soggetto prevede che il personaggio di Bing Crosby ex ballerino assieme a Fred Astaire, si ritiri dalle scene per aprire un piccolo albergo aperto solo durante il periodo di vacanze dell’anno, A cui quindi seguono degli intrecci d’amore suggellati da brani che ripercorrono le feste dell’anno.



Irvin Berlin (nato Israel Beilin, era un russo ebreo immigrato nel 1893) si rese conto che scrivere una canzone sul Natale era la cosa più impegnativa di tutto il film. Attinse alle esperienze delle vacanze a New York (compresi gli alberi di Natale eretti dai vicini da bambino) e Los Angeles, ma sentiva ancora che il risultato finale era carente. Durante un soggiorno in un albergo di La Quinta, in California, in pieno deserto, compose la melodia e il testo. Era così entusiasta che disse al suo assistente - che trascriveva per lui tutte le partitura - di essere certo di aver scritto «non solo il mio migliore brano, ma il migliore brano che sia mai stato scritto».

Il film fu girato, Bing Crosby, dopo aver visionato la partitura, lo assicurò che non ci sarebbero stati problemi. La sua voce gentile, baritonale e il suo aplomb accogliente avrebbero forgiato questo eterno classico.



Irvirn Berling cuoceva dal desiderio di vedere il suo brano sulla cima del mondo ( o dell’albero). Holiday Inn, il film, paradossalmente uscì nell’agosto del 1942, ebbe un grande successo, ma la canzone che all’inizio oscurò tutte le altre fu Be Careful It’s my Heart, con una fascinosa danza di Fred Astaire.



Ma entro la fine di ottobre 1942, White Christmas era in cima alla classifica Rimase in quella posizione fino al nuovo anno inoltrato. Da li in poi la Storia. Alla notte degli Oscar del 1943 fu nominata miglior brano dell’anno. Il singolo di Bing White Christmas ha vendette più di 30 milioni di copie in tutto il mondo ed è stato riconosciuto come il singolo più venduto in qualsiasi categoria musicale per più di 50 anni, fino al 1998, quando il tributo di Elton John alla principessa Diana, Candle in the Wind, lo superò nel giro di pochi mesi.



La rete radiofonica delle forze armate iniziò a trasmettere White Christmas nel 1942, i militari non ne avevano mai abbastanza. Il servizio di trasmissione dell'esercito fu stato inondato di richieste per riprodurre la canzone. L'immagine della neve che fa «luccicare le cime degli alberi» ha confortato quei giovani nostalgici mentre combattevano e morivano nei deserti del Nord Africa e nelle giungle del Sud Pacifico. Lo stesso Bing Crosby ricorda uno dei momenti più difficili della sua carriera: «Nel dicembre del 1944 ero in uno spettacolo della United Service Organizations (USO), una società di beneficenza americana senza scopo di lucro che fornisce intrattenimento dal vivo, come comici, attori e musicisti, strutture sociali e altri programmi ai membri delle forze armate degli Stati Uniti. Avevano fatto uno spettacolo all'aperto nel nord della Francia... ho dovuto cantare White Christmas con 100.000 GI in lacrime. Molti di quei ragazzi sono stati uccisi nella Battaglia delle Ardenne pochi giorni dopo». Una scena parzialmente ricostruita nel film White Chrismas del 1954.



Il valore del Brano

Era una canzone pacifica che divenne un classico in tempo di guerra. È stato spesso notato che il mix di malinconia - «Quel Natale, proprio come quelli che conoscevo» - con immagini confortanti di casa - «dove le cime degli alberi luccicano» - risuonò particolarmente fortemente con gli ascoltatori durante la Seconda guerra mondiale. La sua melodia non ortodossa, fatta di note cromatiche ( MI, FA, FA#, SOL, DO, RE, RE#) e malinconica e con poche parole e immagini indelebili, che esprimono il semplice desiderio di un ritorno a tempi più felici.


La canzone decretò l’inizio delle canzoni natalizie di successo, una canzone che coinvolse le generazioni successive facendo leva sulla potente emozione del “ritorno a casa”, e alla memoria, per qualsiasi fede si appartenga. In questo caso scritto da un immigrato ebreo negli Stati Uniti.

Ronald D. Lankford, Jr., uno storico culturale americano ha scritto: «Durante gli Anni 40, White Christmas avrebbe posto le basi per una serie di classiche canzoni natalizie americane intrise di un nebbioso desiderio del passato. Prima del 1942, canzoni e film natalizi erano usciti sporadicamente e molti erano popolari. Tuttavia, l'industria della cultura popolare non aveva visto i temi della casa e del focolare, incentrati sulle vacanze di Natale, come un mercato unico». White Christmas ha cambiato per sempre la musica natalizia, sia rivelando l'enorme mercato potenziale delle canzoni natalizie sia stabilendo i temi della casa e della nostalgia che avrebbero attraversato per sempre la musica natalizia.


Un paradosso nascosto

In realtà il brano originario prevedeva un’introduzione al ritornello «Dreaming of a White Christmas» che fu omessa dallo stesso Irving Berlin, almeno per l’efficacia del brano nel film.

«The sun is shining, the grass is green, The orange and palm trees sway. There's never been such a day in Beverly Hills, L.A. But it's December the twenty-fourth,— And I am longing to be up North».


Traduciamo...

Quindi il fatto che io stia sognando un «Bianco Natale, come quelli a cui ero abituato», non dipende tanto il fatto di essere lontano dalla memoria di casa (e nell’immaginario dei valorosi soldati americani sparsi nel mondo davanti a una devastante guerra), ma il fatto che sto passando il 24 dicembre a Beverly Hills, Los Angeles, in mezzo alle palme con un sole accecante e mi piacerebbe essere lassù al Nord. Un paradosso bizzarro, visto il simbolo che ha rappresentato nella storia questo brano. Meglio ometterlo. Salvo qualche interpretazione filologica che ogni tanto lo ripropone, come ha fatto Barbara Streisand.



Ciononostante, nella storia, a suo modo, si è conquistato uno spazio originale come eterna canzone di pace e raccoglimento per tutti gli esseri viventi.




Qui sotto, Guido Gabrielli e Guidozilla interpretano «White Christmas»: cliccate il bottone arancio e bianco più sotto per ascoltare questa versione jazz realizzata solo per voi




«Guidozilla» e Babbo Natale augurano «Buone feste a tutti».



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