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  • Immagine del redattoreMario Raffaele Conti

Noi, la Terra e la trasformazione cosmica: una meditazione

Aggiornamento: 13 gen

Leggevo qualche giorno fa su un’ottima rassegna stampa cui sono abbonato che i profeti della Silicon Valley «stanno facendo dell’universo un sistema di business». Nasa, Russia, Cina e India sognano di andare sulla Luna per estrarre l’oro. E questo mentre il pianeta urla di dolore.

Le bombe stanno piovendo su mezzo mondo: secondo il Global Peace Index 2023 dell’Institute for Economics and Peace sono in tutto 79 i Paesi che in questi ultimi 23 anni sono stati teatro di conflitti; 92 Paesi hanno aumentato le spese militari e ormai 91 Paesi sono coinvolti in qualche tipo di guerra. Nel 2008 erano 58. Le grandi potenze sono arrivate a spendere 2.240 miliardi di dollari in armi nel 2022.

Secondo l'ultimo rapporto della Fao (l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) tra 691 e 783 milioni di persone hanno sofferto la fame nel 2022, con una fascia media di 735 milioni.

Quest’anno nel mio viaggio in India ho visto le strade, i campi, i parcheggi, le autostrade coperte di buste e bottiglie di plastica: gli ultimi dati cui sono risalito dicono che ogni anno 23 milioni di tonnellate di plastica finiscono in oceani, fiumi e laghi; hanno calcolato che pesano quanto 100 mila volte la Statua della Libertà. Entro il 2060 diventeranno 70 milioni di tonnellate.

Carlo Budrini, famoso studioso e giornalista di lungo corso, ha lanciato l’allarme dal suo profilo Facebook: «A Delhi è allarme rosso. Il livello di inquinamento è misurato con l'indice “Aqi” (indice di qualità dell'aria). Ieri, 3 novembre, nella capitale indiana l’Aqi era di 468, vicino al limite massimo di 500. A causare questo inquinamento sono in primo luogo i falò delle stoppie bruciate dai contadini dei vicini Stati dell'Haryana e del Punjab a cui si aggiungono i fumi dei veicoli e delle industrie e le polveri atmosferiche. Il Dr. Ashok Rajput, pneumologo, avverte: “Gli inquinanti entrano nel corpo umano attraverso i polmoni e danneggiano, spesso irreparabilmente, i polmoni stessi, il cuore, il cervello e il feto dei nascituri”».

Cosa non sappiamo ancora? Cosa dobbiamo sapere?

Uniamo i puntini, congiungiamo il cuore col pensiero. Praticate qualche disciplina spirituale? Meditate? Fate Yoga? Pregate? E perché lo fate? Seguitemi: io pratico e insegno Yoga. Lo Yoga non è una terapia per stare calmi e sopportare lo stress delle guerre, della fame nel mondo, della plastica nei mari e – per chi se lo può permettere – quella pratica che con il pranayama purifica i polmoni. No, lo Yoga è quel training spirituale che ci fa aprire gli occhi sul mondo che viviamo e ci fa prendere le decisioni giuste per noi e per l’umanità. E che cosa sono la meditazione buddhista o la preghiera cristiana? Palliativi? O momenti di trasformazione cosmica.


Un cartello a Rishikesh: «I diritti del Gange sono i nostri diritti».

A Rishikesh - dove il Gange sarà anche considerato sacro, ma è pieno zeppo di microplastiche - sui muri dell’ashram-guest house Himalayan Home ho visto un cartello con uno swami famoso che tiene in mano una bottiglia di alluminio e che dice: «Di’ no all’uso della plastica monouso» (qui si riferisce alle bottigliette, sparse ovunque, che finiscono nella Dea Ganga). Il messaggio è: se siete qui a fare Yoga, se credete all'esistenza di un trascendente, questo dovrebbe farvi aprire gli occhi sul mondo. La non-violenza, prima indicazione di Patanjali, inizia dal non fare violenza al mondo. La non-violenza è empatia verso la Madre Terra. Una spiritualità che non tenga conto dell’aria, dell’acqua, dei campi, è solo business, superstizione.


«Di’ no all’uso della plastica monouso», si legge sui muri di Rishikesh.

Grazie per avermi letto fino a qui, perché adesso arriva il bello. Adesso tocca a noi. A me. Questo è il momento delle domande. Perché se qualsiasi pratica noi facciamo non ci porta a farci delle domande, a cosa ci serve? Questo ho compreso nei giorni in cui un malanno mi ha costretto a letto. E non è la parafrasi «Non chiederti cosa può fare la Terra per te, ma cosa puoi fare tu per la Terra». Andiamo più giù, cerchiamo di fare uno sforzo in più. Le domande sul «fare» sono utili se qualcosa di grande si è mosso dentro di noi. Se dalla pratica è nata una connessione più potente col tutto. Se qualcosa cambia la direzione delle nostre intenzioni.


«Quando si calmano pensieri e sentimenti e si dirige nuovamente l'attenzione nel punto più profondo dell'essere rimanendo vigili e consapevoli, tutto ciò che rimane è l'esperienza della Realtà come Pura Coscienza: una simile realizzazione non si può creare od ottenere; si può solo riconoscere e sperimentare». Sono le parole di un grande uomo, un realizzato, Roy Eugene Davis, discepolo diretto di Parmahansa Yogananda, (la traduzione è del ministro Furio Sclano). È questa esperienza che cambia il mio rapporto con ciò che mi circonda e grazie alla quale davanti alle notizie di guerra, non partecipo al tifo, ma sto con le vittime, con le persone; davanti alle notizie di inquinamento, provo a usare meno plastica, meno auto, meno parole di rabbia; davanti alla fame di tanti, penso a come aiutare e penso anche a come non sprecare.

Ma queste che sono idee politiche, con la politica dei partiti e degli Stati non c’entrano niente. La politica di pace, di giustizia, di rispetto, nasce quando un barlume della realizzazione di cui parlava Davis entra nella nostra vita.


A Dubai i grandi della Terra parlano di clima, ma le loro sono solo parole. Se il mondo ha una speranza è tutta in qualche lampo di «realizzazione» di una Realtà che è Pura Coscienza di cui tu e io facciamo parte. Ecco perché amo lo Yoga. Perché questo è Yoga, nient'altro che questo.


Foto di Lumina Obscura da Pixabay.


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