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  • Immagine del redattoreAmalia Cornale

La lezione di «The Bear»: sensi di colpa e rabbia non aiutano a cucinare (e a vivere) meglio

Aggiornamento: 24 ott 2022

Ha appena emesso i primi vagiti ed è già osannata come la migliore serie tv. Parliamo di The Bear, la cui prima stagione è disponibile su Disney+. Alzi la mano chi, come me, detesta le trasmissioni e le gare di cucina in tv. Non è tanto il fatto che sia tutto prestabilito e recitato a tavolino (con buona pace della spontaneità) a risultare sgradito, quanto il clima di cattiveria e sopraffazione (spacciate per rigore e disciplina) palesate o sottogiacenti, che sono diventate la base di tutti i contest.




Cuochi che vengono colpiti da ingiurie, cibo e padelle volanti. Umiliati e sbeffeggiati dallo “chef “, devono subire, in silenzio. Sembrano le scene iniziali di Ufficiale e gentiluomo, in cui l’inflessibile tenente Foley mette subito in chiaro che chi fiata, o guarda, viene punito con 50 flessioni. «Signor Sì Signore», diventa «Sì, chef». Solo che qui non siamo nei Marines, ma fra i fornelli. Non si devono pilotare jet in zone di guerra, ma donare piacere papillare ai clienti del ristorante. Inoltre, se in cucina c’è tutta questa energia negativa il piatto che ne verrà fuori porterà con sé questo brutto potenziale energetico, non trovate?

Ma veniamo a The Bear. In questa serie tv, ambientata nella cucina di un Beef Deli di Chicago, si mette in scena la metamorfosi, personale e aziendale, di Carmen “Carmy Berzatto, giovane chef di origini italiane, che eredita, dal fratello suicida Mikey, un ristorante in un quartiere popolare. Fra i due fratelli non correva buon sangue e per questo motivo Carmy era andato via da Chicago e aveva trovato fruttuoso sbocco nei più famosi e stellati ristoranti di New York: qui è stato maltrattato ai limiti dell’abuso psichico e ha affinato al massimo le sue potenzialità professionali.





Rientrato a Chicago, deve fare i conti con la morte di Mikey e la gestione del Deli, che si rivela subito un’impresa disperata e ingovernabile. Il personale è abituato al sistema di Mikey e non ne vuole sapere delle innovazioni e della struttura gerarchica stabilita da Carmy. Nelle prime puntate si urla e basta. Nessuno ascolta. Si fatica molto a non farsi travolgere dalla comunicazione disfunzionale che prevale e rovina tutto il bello che si è prodotto con fatica. Malgrado le difficoltà col personale e i debiti pregressi Carmy riesce, piano piano, a portare il locale in acque meno turbolente e a impostare una nuova strategia aziendale. Ma i conti non tornano finché anche l’elaborazione del lutto per Mikey non viene verbalizzata e superata, nell’ottavo e ultimo, magnifico, episodio.





Osservando la storia di Carmy è impossibile non identificarsi nel meccanismo della rabbia reattiva. Cioè quello che accade quando subiamo un torto e, per orgoglio, sfoderiamo forze e potenzialità che altrimenti sarebbero rimaste sopite. Carmy “dimostra” a Mikey, che lo aveva mandato via dal ristorante (per motivi che scoprirete), che lui vale. E vale molto. Carmy subisce le peggiori angherie dallo chef stellato, ma è come se fosse eterico, non sente nulla, assorbe tutto come un automa, la rabbia del rifiuto lo sorregge e lo anestetizza. Quando Carmy torna a Chicago a occuparsi del disastrato locale di famiglia, riesce, in un miracolo d’intuito e determinazione, a liberarsi di tutta la negatività assorbita a New York, instaurando un clima di collaborazione e rispetto reciproco all’interno dello staff.


Sublimata la rabbia rimane da gestire un ben più arduo fronte karmico. Difatti, un altro elemento della personalità di Carmy, nel quale non possiamo non identificarci tutti è il senso di colpa. E qui la faccenda si fa molto più spinosa. Non solo per Carmy. Riflettendoci, quanta parte hanno orgoglio e senso di colpa nelle spinte più propulsive delle nostre scelte? Da cosa siamo mossi quando prendiamo una decisione piuttosto che un’altra? In sintesi: qual è il grado di libertà delle nostre scelte?


Mentre ci pensiamo godiamoci questa deliziosa serie, piena di spunti divertenti e di bella musica (fra i tanti: Pearl Jam, Budos Band, Genesis, R.E.M., David Byrne e Brian Eno, Wilco, Radiohead…), in attesa della seconda stagione.


Carmy in cucina in «The Bear» - Foto Matt Dinerstein per concessione di Uff. Stampa Disney+



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