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  • Immagine del redattoreEdoardo Rosati

Se vogliamo un futuro, dobbiamo imparare a unirci

Aggiornamento: 16 giu

Cambiano i tempi e cambiano le visioni letterarie. La “selva oscura” di Dante era il luogo selvaggio, aspro e tenebroso dove il poeta si ritrova confuso e smarrito a metà del suo cammino terreno. Ma come un abito antiquato, pur intrigante, quest’immagine classica sembra non rispecchiare più appieno le inquietudini e i misteri dell’uomo contemporaneo.


Ecco, allora, la Foresta Oscura dello scrittore cinese Cixin Liu, un nuovo paesaggio di ombre e segreti, forgiato da una penna che intreccia i fili della fantascienza con la profondità filosofica. E che cerca di fornire una risposta all’atavico interrogativo: se l’Universo ha quasi 14 miliardi di anni, e a oggi si è riusciti a identificare più di 5.000 esopianeti (corpi celesti, cioè, oltre il nostro Sistema solare), perché mai non abbiamo ancora intercettato e incrociato qualche civiltà interstellare? Dove diamine sono, insomma, gli extraterrestri tanto celebrati dall’entusiasta anfitrione televisivo Giorgio A. Tsoukalos, guru della trasmissione Enigmi alieni e sfegatato fautore della (pseudoscientifica) «teoria degli antichi astronauti», secondo la quale entità non di questo mondo visitarono la Terra in tempi antichi?


Nonostante il governo statunitense rilasci filmati sconcertanti che immortalano nel cielo oggetti volanti non identificati, come mai non è stato ancora possibile instaurare un contatto concreto con intelligenze “altre”? L’Universo può brulicare di vite estranee, ma per qualche motivo arcano un “silenzio cosmico” ci separa da loro?


In realtà, tutta questa suggestiva sfilza di quesiti deriva da un progenitore nobile: il «paradosso di Fermi», formulato dal fisico italiano Enrico Fermi nel 1950, che in pratica rimarca proprio la contraddizione in questione, chiedendosi per quale ragione continuino a mancare prove tangibili dell’esistenza di forme aliene pensanti pur dinanzi alla vastità (e all’età) dell’universo. Già: sembrerebbe naturale aspettarsi testimonianze di xeno-esseri raziocinanti: segnali radio, sonde spaziali o addirittura resti di remote culture aliene. E invece… nessuna traccia. E così fioccano le ipotesi.

 

  1. La più elementare e anche sconfortante? Siamo soli. Interpretazione che evoca uno sconfinato senso di isolamento universale e suggerisce che l’emergere della vita sulla Terra sia stato un evento straordinariamente raro. Quasi un miracolo. Come un’isola sperduta nell’oceano stellare infinito, il nostro pianeta è l’unica culla di vita intelligente e gli esseri umani altro non sono che naufraghi senza punti cardinali.

  2. Ancora: i popoli extraterrestri sono ancora troppo… giovani. Ovvero: i “vicini” dello spazio profondo esistono, ma risulterebbero troppo “imberbi” per aver sviluppato la tecnologia idonea per comunicare con il consorzio terrestre.

  3. Oppure potrebbe anche essere che nessun alieno arriverà mai al punto di essere in grado di contattare altre specie, autodistruggendosi assai prima di raggiungere il know-how necessario…

  4. Ulteriore supposizione? Quella citata nelle righe iniziali ed elaborata dal prolifico scrittore di science fiction cinese Cixin Liu, artefice del fortunato romanzo (in realtà una trilogia) Il problema dei tre corpi, divenuto fenomeno televisivo planetario grazie alla serie sviluppata da David Benioff, D. B. Weiss e Alexander Woo per Netflix. In estrema sintesi, si dice questo: sì, esiste un gran numero di genti aliene tecnologicamente avanzate, ma tali realtà restano nascoste e silenziose per timore di essere sopraffatte da altre civiltà in potenza ostili. Gli extraterresti non sono interessati a contattarci. Punto. E si nascondono deliberatamente da noi in considerazione del fatto che il “primo contatto” potrebbe rivelarsi assai pericoloso e innescare un disastroso conflitto.




Nell’eterna lotta per la sopravvivenza, in definitiva, ogni società è costretta a guardarsi con sospetto dalle altre, temendo l’annientamento che deriverebbe dall’incontro ravvicinato. Puro principio di precauzione. Ecco spiegato il silenzio degli extraterrestri. Ecco la metafora della Foresta Oscura, un concetto che dipinge l’Universo alla stregua di un sito infido e competitivo, dove qualunque civiltà è costantemente insidiata dai propositi distruttivi da parte di altre popolazioni più evolute. Dove ogni assetto sociale è un cacciatore armato che si muove con furtività tra gli alberi, cercando di sopravvivere senza essere scovato e annichilito dagli altri.


Be’, una visione catastrofica e fatalista, non c’è che dire. Suggerisce che le entità intelligenti, consapevoli delle risorse limitate dell’Universo e delle plausibili intenzioni ostili altrui, scelgano di cassare altre forme di vita prima che queste possano agire allo stesso modo.


Le possibili morali che si possono estrapolare da tale teoria? Decisamente sfaccettate. Parrebbe che esplorare lo spazio e contattare altri interlocutori possa risultare rischioso, esponendo l’umanità a pericoli inenarrabili. La teoria della Foresta Oscura ci rammenta, in un universo fondamentalmente ignoto, la fragilità della vita. E sembrerebbe espandere su scala cosmica il pensiero del filosofo inglese Thomas Hobbes: «L’uomo (come l’Alieno, verrebbe da dire) è un essere innatamente egoista che tende a perseguire il proprio interesse personale, anche a discapito del prossimo, mosso da un selvaggio istinto di sopravvivenza all’insegna della“guerra di tutti contro tutti».


Nel contempo, non mancano le suggestioni positive, perché, recita il saggio, è vero che non possiamo controllare il vento, ma capire come orientare le vele sì. E allora l’umanità dovrebbe finalmente imparare ad accantonare le divergenze: in un mondo incerto e minacciato, la cooperazione globale tra i popoli è l’ancora di salvezza (bellissima verità che però, mentre la scriviamo, purtroppo stride alquanto con le nuvole di guerra che oggi incombono sulle nostre teste…).

Non soltanto: sviluppare tecnologie progredite e una profonda conoscenza dell’habitat circostante incrementa le chance di sopravvivenza. Ricerca e innovazione sono le risorse capaci di garantirci un futuro nell’Universo. Ovvero: è saggio dimostrarsi consapevoli dei potenziali pericoli che ci accerchiano, ma non bisogna lasciarsi paralizzare dalla paura. Imparare per crescere, per noi stessi e le generazioni a venire: si annida forse qui il vero messaggio.  

La teoria della Foresta Oscura vanta una duplice, sorprendente anima: è tanto un invito al pessimistico egoismo e alla rassegnazione, quanto un’energica spinta a unirci. La scelta è tutta nostra.


Foto di Michael Conway da Pixabay, generata da A.I.


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