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  • Immagine del redattoreMario Raffaele Conti

L'utopia dei libri, dell'arte e dell'immagine è sguardo e meraviglia sull'infinito

Amo Ivrea. L'ho scoperta da qualche anno e mi ha sedotto come solo le grandi donne sanno fare, con discrezione, in silenzio, concedendosi con lentezza e dolcezza. Ivrea è una città orfana di Olivetti e tutto lo ricorda in città, dalla fontana dedicata a Camillo Olivetti, ai negozi deliziosi di design, all'Unità residenziale Est un'edificio un po' azzardato a forma di “macchina per scrivere”, ai musei che stanno prendendo vita assieme a un gran numero di librerie.


Ivrea. La fontana dedicata a Camillo Olivetti: nella scultura al centro i tasti della macchina per scrivere.

Quest'anno Ivrea è anche Capitale italiana del Libro 2022 e si sono moltiplicate mostre e iniziative interessanti. Qualche giorno fa, sono passato accanto a un palazzo meraviglioso, il Palazzo Giusiana, perla del Seicento che ospitò anche Napoleone, e ho scorto da fuori delle fotografie che hanno attirato la mia attenzione. Poi un titolo molto azzeccato: «Deus Ex Littera».

Entrare è stata un'esperienza inattesa e stimolante, a partire dall'accoglienza di giovani studentesse (che - volendo - fanno da guida), fino allo scalone straordinario che evoca fasti molto antichi.


Lo scalone di Palazzo Giusiana. Sotto, un'altra prospettiva e alcune meraviglie.


Mi inoltro e scopro le fotografie che mi avevano attratto. Sono del fotografo Mauro Raffini, di Cuneo, un grande professionista con un curriculum importante e un numero impressionante di ritratti di donne e uomini che hanno rappresentato e rappresentano il tessuto culturale italiano. Troviamo Primo Levi, Umberto Eco, Lidia Ravera, Rita Levi Montalcini, Mario Soldati, Alberto Moravia, Gina Lagorio, Edoardo Sanguineti, Gianrico Carofiglio, Antonio Scurati, don Luigi Ciotti e tantissimi altri. Ritratti intensi, alcuni in bianco e nero, altri a colori e qui sotto vi mostriamo, da sinistra, quelli di Levi, Eco e Carofiglio.



Sali al primo piano e trovi altre due mostre nella mostra, la celebrazione del libro come oggetto di venerazione, di creatività, di bellezza e di ispirazione. A partire dalle grandissime opere di Massimo Giannoni che ha avuto la grande idea di immortalare la magia e la bellezza di alcune librerie o biblioteche famose.

L'artista empolese, professore di incisione all’Istituto d’Arte di Firenze, è famoso in tutto il mondo, e ha sperimentato un tecnica di realizzazione fondata su diversi strati di colore, che formano un vero e proprio tessuto tridimensionale in cui la polvere e il tempo giocano un ruolo nella trasformazione della luce e della tonalità, a metà tra la pittura figurativa e quella astratta. Il risultato è un'orgia dei sensi, di prospettive e di emozioni. Guardate qui sotto alcuni esempi della narrazione figurativa di Giannoni.



Shakespeare & Co., famosa libreria di Parigi.

«Naufragio».

La Librerie Galignani di Parigi.

E poi il percorso si spinge oltre la sala e si apre davanti alla celebrazione della Lettera 22, la macchina per scrivere olivettiana per eccellenza, quella di Indro Montanelli inviato di guerra, quella che è entrata nelle case di milioni di italiani ed è ancora lì come cimelio e ricordo di un'epoca che potrebbe tornare solo se cadessero tutti i server del mondo.


Olivetti Lettera 22 di ogni colore celebrate a «Deus Ex Littera» a Ivrea.

Non è finita perché poi si entra nel mondo fluorescente e iperrealista di Paolo Amico le cui opere portano in un mondo, scrivono i critici, «che rivela e supera la memoria di Hopper e De Chirico», attratto com'è dalle «luci dei lampioni che illuminano scorci di città popolate da rare figure umane». Ivrea, il suo passato e il suo futuro, vivono insieme in Sempre verde, raffigurazione notturna dell'«Unità Residenziale Ovest», meglio nota come «Talponia», sperimentazione edilizia degli Anni 60-70 di Roberto Gabetti e Aimaro Oreglia d’Isola, un palazzo sottoterra oggi Patrimonio mondiale dell'Unesco, che ha ispirato l'Apple Park di Cupertino.

«Sempre verde» di Paolo Amico (ovvero «Talponia»)

«Lettera 22 gialla» di Paolo Amico.

Esco dalla mostra più ricco, perché questo è l'effetto che fa l'aria che si respira in questa città che solo ora si sta riprendendo dopo il fallimento dell'Olivetti, fatta a pezzi dalla miopia industriale italiana. Una ripresa lenta: lo studio sull'andamento delle imprese relativo al 2021, realizzato con la Camera di Commercio di Torino e l'agenzia Piemonte Lavoro dice che il tasso di natalità e mortalità delle imprese del Canavese, per la prima volta dal 2012, ha fatto registrare una crescita: +1,05%.

E ora è atteso il grande rilancio: nel 2024 dovrebbe aprire nell'ex sito Olivetti della vicina Scarmagno una gigafactory, una fabbrica dedicata alla produzione e allo stoccaggio di batterie agli ioni di litio per i veicoli elettrici della startup svedese Italvolt, che darà impiego a 3-4 mila persone. La crisi del Covid e della guerra in Ucraina sta rallentando il progetto che tuttavia, «è ancora in piedi» recita il Quotidiano del Canavese in un articolo di un mese fa. E forse sarà il riscatto dei “nipotini” del grande Adriano Olivetti, lo Steve Jobs del Canavese che aveva dato vita a un sogno umano e culturale.


Ma sono i libri e il senso della comunicazione a emergere da questa esperienza “multimediale” eporediese a Palazzo Giusiana. Il bisogno che abbiamo noi di comunicare, tutti noi, e che ha bisogno di un tramite fisico, il libro, il foglio, il carattere che si stampa rumorosamente, che sia con la macchina per scrivere, che sia con una stampante. Quello che leggete qui è un giornale virtuale che esiste, è appeso a una rete vitale, ma un giorno forse avrà bisogno di una “prova” di esistenza in vita.

Il libro, il numero di libri che leggiamo e che possediamo, misura la nostra capacità di capire il mondo, di argomentare un'opinione che abbia attinenza con il reale e con la Storia, di avere la capacità di aprire il campo visivo oltre il ritratto. I libri vivono anche nei dipinti e nei colori, così come colorano le nostre librerie. Quelle fotografie esposte a Ivrea sono primi piani, ma la profondità di campo la dà lo sguardo del personaggio ritratto: dove guarda, cosa vede, cosa pensa? Una foto, per essere una foto, deve contenere un mondo e una storia che inizia dentro e si espande verso un possibile infinito.

Nell'entrare a Palazzo Giusiana si varca questo portale spazio-culturale dove immagine, scritto ed emozioni si fondono nell'unicum rappresentato da chi osserva. Sarai tu?




DEUX EX LITTERA. Opere di Massimo Giannoni e Paolo Amico

SCRITTORI IN PROSA. Fotografie di Mauro Raffini

Palazzo Giusiana

la nuova “casa” di Ivrea Capitale italiana del libro 2022

Fino all'8 gennaio 2023 Ivrea (TO), Via dei Patrioti 20

Orari di visita: giovedì e venerdì: 15-18 sabato e domenica: 10-13 e 15-18

Ingresso libero













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