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  • Immagine del redattoreMario Raffaele Conti

L'eroico disco di Bahrami, un cuore e un piano per l'Iran

Il grande pianista dedica un disco alle donne iraniane. Per non dimenticare


Ci sono persone che il coraggio ce l'hanno nel cuore. Il coraggio delle sfide, di aprire nuovi orizzonti, di appianare i conflitti, di cercare l'armonia. Il maestro Ramin Bahrami, 46 anni, ha l'armonia che scorre nelle vene. Ma non è solo l'armonia musicale di uno dei più grandi pianisti contemporanei, quella di cui sto parlando.

Conosco Ramin da oltre due decenni e dal primo momento in cui l'ho incontrato ho percepito in lui una gentilezza fuori dalla norma. Una gentilezza che non è nella forma, ma nel cuore, appunto. La gentilezza del coraggio e il coraggio della gentilezza.


Chi conosce la sua storia sa che questo pianista naturalizzato tedesco (al quale Busto Arsizio ha appena assegnato la cittadinanza onoraria) è nato in Iran, ai tempi in cui si chiamava Persia. Nel 1979 il suo papà venne accusato da Khomeini di aver collaborato con gli americani (cosa che non era e non è un crimine; la miopia dei regimi è crimine, semmai) e morì in carcere. Al giovanissimo figlio, papà Bahrami lasciò il suo testamento: «Suona Bach, lui non ti lascerà mai solo». Ed ecco che - diventato pianista - Ramin si è dedicato anima e corpo all'immenso Johan Sebastian con dei dischi che hanno fatto la storia della musica, con quella sua tipica interpretazione “libera” che personalmente mi entusiasma perché esce dagli schemi per entrare nell'arte pura.


Da qualche tempo il maestro è attivo sui social per ricordare la tragedia che si svolge ogni giorno, da mesi, in Iran, dove la libertà delle donne viene picchiata, imprigionata, massacrata, giustiziata, da una classe dirigente che si definisce «religiosa», ma che è priva di qualsiasi sentimento religioso.

E ora Bahrami ha fatto di più: con la Universal/Decca ha ottenuto di pubblicare un Ep dedicato al popolo iraniano: In Perfect Harmony, in perfetta armonia, (Decca).



Scrive nelle note di copertina Bahrami: «Non molti anni fa Paul McCartney, fantastico artista cui non oso paragonarmi, dedicò una bellissima canzone alla lotta al razzismo nel nome di una convivenza serena tra le persone di colore diverso. Non vi è alcuna ragione perché nel mondo razze, culture, popoli, religioni e sessi differenti non possano convivere pacificamente. Le differenze sono preziose».


Noi di Rispirazioni abbiamo intervistato il maestro Bahrami.


Maestro, la sua patria sta vivendo momenti drammatici, quali sono i suoi sentimenti in questi giorni?

Ramin Bahrami: «Questi ragazzi stanno dimostrando un coraggio incredibile perché vogliono ritornare liberi. E allora con Universal-Decca abbiamo pensato di fare questo Ep che vorrebbe essere un auspicio per un mondo in perfect harmony. Lo dedico alla lotta per la libertà del mio popolo. Per questo tra i tre brani ho inserito Gole Sangam, «Fiore di pietra», una melodia popolarissima che fin da ragazzo ascoltavo, uno dei pezzi più amati in Iran scritto da un musicista che si trova anche lui in esilio, negli Stati Uniti, Anoushiravan Rohani. Questo per far capire come i sentimenti iraniani abbiano la dignità di stare accanto ai giganti come Bach (di cui nel disco interpreto Sarabanda in MI minore dalla Suite per Liuto) e Händel (di cui suono la melodia malinconica, quasi orientale di Minuetto in SOL minore dalla Suite in SI bemolle maggiore). Sono tutti brani dedicati alla forza di questi ragazzi iraniani. Sperando che questo “fiore di pietra” diventi un fiore di pace, di amore e di luce».


C'è una profonda attinenza tra il suo lavoro prestigioso e quello assai più piccolo che facciamo qui a Rispirazioni, caro maestro. Mi ha colpito che di fronte alla tragedia della guerra e della repressione lei risponda con l'armonia.

«Non c'è alternativa. Il nostro mondo è pieno di brutture e soprusi e credo che l'amore, la bellezza e la fede in tutte le sue sfaccettature, siano l'unica arma. La musica insegna l'ascolto. Quello che ci sta allontanando sempre di più dalla nostra umanità è la mancanza di ascolto e il mettere i nostri interessi economici al primo posto. Questo sta facendo danni enormi perché purtroppo le guerre i soprusi e le violenze attuali si basano su questa mancanza. E non parlo solo dei fratelli iraniani, parlo anche dei fratelli ucraini, dei fratelli russi, dei fratelli siriani, dei fratelli congolesi. Non bisogna fare distinzioni. Questo Ep non è dedicato solo al mio popolo, ma a tutti i popoli che in questo momento stanno soffrendo e non si capiscono. Il sangue umano è rosso ovunque, come è uno solo il linguaggio dei sentimenti e della musica classica. I sentimenti e le emozioni non hanno una bandiera, ma sono uguali ovunque, in qualsiasi Paese. Questo dobbiamo capire nel 2023, che siamo parte di una partitura più grande di noi che deve produrre un fiore di bellezza. Spero che questo “fiore di pietra” possa diventare un fiore cangiante di umanità».


Tra l'altro mi sembra evidente il fil rouge che lega in questo Ep la melodia iraniana che rappresenta il suo dramma personale giovanile, con Bach che ha rappresentato l'eredità ricevuta e il suo riscatto artistico, con Händel che la proietta nel futuro.

«Sono d'accordissimo perché questi uomini di quell'epoca, nonostante non avessero computer e Internet erano molto più social di noi. Georg Friedrich Händel studiava le culture orientali: basti pensare che scrisse Serse, un'opera messa in scena per la prima volta a Londra il 15 aprile 1738 che fu un omaggio all'imperatore persiano. È ridicolo nel 2023 parlare di confini tra Oriente e Occidente, fare guerre, dividere come barbari il mondo in nazioni. Non è così, la cultura persiana stessa, che risale a 8.000 anni prima di Cristo, è l'esempio migliore: ci aiuta a capire che i persiani erano gli avi degli europei perché la radice della lingua persiana, greca, latina, italiana, tedesca e inglese è il sanscrito. Siamo un'unica famiglia indoeropea e forse è il caso di fare un ripasso di Storia per arrivare a costruire un'unica famiglia umana in cui possa regnare il dialogo, la bellezza e l'armonia. Ecco perché questo disco è un messaggio positivo per una possibile umanità che deve arrivare a vivere in perfetta armonia».


Il maestro Ramin Bahrami. (Foto Francesco Giusti - Per gentile concessione di Decca).

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