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«Il Silenzio dei Larici»: un inutile sacrificio per le Olimpiadi a Cortina

Nel cuore delle maestose Dolomiti, il paesaggio di Cortina d'Ampezzo si trasforma in un'arena di competizione in occasione delle imminenti Olimpiadi invernali. Tuttavia, dietro la scintillante cornice di neve e gloria sportiva, si cela un aspetto controverso che ha suscitato dibattiti accesi: i larici tagliati per fare spazio alla pista da bob.


Pochi giorni fa su Facebook è apparso questo messaggio: «Questa mattina hanno iniziato alle 6.45 senza area di cantiere e senza cartelli di lavoro, da veri clandestini e mascalzoni, per far credere al CIO che doveva arrivare che i lavori erano "iniziati"». E poi, a fronte di un video più che esplicito, una frase che fa accapponare la pelle: «Ascoltate a pieno volume il tonfo del larice, di una vita secolare che cade sotto l'arroganza del potere e dei soldi».

«I larici non torneranno», è uno slogan di chi sta cercando di denunciare, nell’indifferenza dei media. Già. I larici, antiche sentinelle delle montagne, abbattuti per creare una pista da bob che probabilmente non sarà pronta per le olimpiadi, che costa una fucilata e che potrà essere utilissima alle 50 persone in Italia che praticano il bob. Cose dell’altro mondo. Come se non si sapesse che il mondo si sta irrimediabilmente riscaldando, come se non fosse bastata la tempesta Vaia che ha decimato i boschi nel Nord-Est, come se non fossero mai state viste le grafiche dell’inquinamento di tutto il Nord Italia di questi giorni.

Come se tutti vivessero in un mondo parallelo.


La bellezza selvaggia di Cortina è intrinsecamente legata ai suoi larici secolari, che conferiscono al paesaggio un carattere unico e il silenzio dei larici tagliati è ora il sottofondo delle celebrazioni olimpiche. Alberi non sacrificati per corrette politiche ambientali e di conservazione, ma sull'altare del denaro.

I larici abbattuti sono diventati un monito, un simbolo di quanto sia urgente affrontare il riscaldamento globale. Mentre le Olimpiadi portano l'attenzione su Cortina, è anche un'opportunità per riflettere sulle azioni necessarie per proteggere le risorse naturali e mitigare l'impatto umano sul nostro pianeta.


E che dire di quello che accade nelle grandi città in cui il consumo di suolo è arrivato a percentuali insostenibili. In cui un sindaco come Sala (la cui politica e gestione è tra le peggiori che Milano abbia avuto assieme a quelle della Moratti) sta cementificando la città, sta tagliando alberi ovunque, come se non fossero bastati i 5 mila alberi caduti lo scorso luglio per la tempesta più violenta della sua Storia. Alberi secolari, dei tigli, sono stati abbattuti giovedì 12 ottobre per creare lo spazio al cantiere dove si ergerà il nuovo Museo Nazionale della Resistenza. L’attore Giovanni Storti si è arrampicato sulla recinzione del cantiere per tentare di fermare le ruspe. Inutile, ovviamente.

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Un frame del video di denuncia di Storti.

La logica dei palazzinari, con l’ipocrita scusa del museo della Resistenza che sembra una beffa illogica, ha trionfato. E la prossima vittima sarà un glicine bellissimo che sorge lì vicino. Ha denunciato Storti: «Abbattere gli alberi non è da metropoli progressista, internazionale, che si professa attenta al verde e alla transizione ecologica. Inoltre, i cittadini non sono stati ascoltati, non contiamo nulla? Ci hanno soltanto riempito di chiacchiere. Chi comanda veramente Milano? I costruttori, il denaro, l’amministrazione? Sicuramente i milanesi no».


Ma non è finita qui: tra le risorse destinate alla transizione ecologica, il Pnrr ha previsto 330 milioni di euro a favore della «tutela del verde urbano ed extraurbano». Il piano lo aveva varato il governo Draghi e avrebbe il compito di piantare «almeno 6,6 milioni di alberi, per 6.600 ettari di foreste urbane» entro la fine del 2024. All’inizio dovevano essere 50 milioni poi qualcuno si è ricordato delle esigenze dei palazzinari e ha fatto marcia indietro. Ma 6.000 ettari sono qualcosa come 9 mila campi di calcio. Qualcuno però si è accorto che… quello spazio non c'è . Non solo: per la cifra stanziata si potranno al massimo porre sul terreno delle piantine da un metro-un metro e mezzo. Destinate a morire con le temperature torride cittadine.

Non sarà il caso di fare sentire la voce di chi come noi si batte per un mondo migliore e diverso da quello previsto dalla logica del guadagno?



 

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