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  • Immagine del redattoreEdoardo Rosati

L'Uomo Ragno, il loto e quel sutra del Buddha

C’è chi ravvisa nelle peripezie esistenziali dell’occhialuto Peter Parker, alias l’Uomo Ragno, il più grande romanzo americano del secondo Novecento. Di certo c’è che lo svolazzante personaggio sfornato dall’immaginazione di Stan Lee e dalle matite di Steve Ditko è una salda icona della cultura pop contemporanea e che proprio quest’anno spegne ben 60 spider-candeline (la testata regolare, The Amazing Spider-Man, esordisce infatti nel 1963). Un compleanno che qualcuno ha voluto celebrare in Rete con un sontuoso cadeau.


Foto Congerdesign da Pixabay.

Già, dalla metà di agosto, i fan dell’Arrampicamuri possono godersi gratuitamente, su YouTube, un lungometraggio di ben due ore, Spider-Man - Lotus, realizzato non dal colosso Marvel Studios, ma dalla troupe appassionata di un regista indipendente, Gavin J. Konop. Il quale, nel presentare al pubblico planetario la sua opera amatoriale,ha dichiarato: «Ho trascorso gran parte della mia vita cercando nella narrativa una via di fuga. Non importa quali fossero i problemi della mia vita: le storie erano sempre lì a confortarmi».Ammirare l’Uomo Ragno che piroetta per la metropoli, emozionarsi per Marty McFly che saetta nelle spire deltempo con la DeLorean, commuoversi per E.T. ed Elliot immortalati sulla faccia candida della Luna…

Momenti (im)palpabili che hanno saputo inculcare nel giovanissmo filmaker un senso di sicurezza e protezione quando ne aveva bisogno. «Con l’avanzare dell’età, l’abitudine di ritirarmi nelle storie è continuata», prosegue, «tuttavia, quando ho iniziato a scoprire le mie filosofie e morali e a crescere fino a diventare quello che sono oggi, ho scoperto che la narrativa non è semplice evasione: può ispirarci. Sollevarci. Consentirci di piazzare una lente d’ingrandimento sul mondo circostante e rivelarsi una luce guida in grado di trasmetterci l’energia per affrontare le mille difficoltà sulla strada».


Ligio a questa sua esternazione, il regista ha scelto di incastonare, all’interno del suo toccante omaggio all’immenso Spider-Man, uno dei più coinvolgenti gioielli narrativi mai prodotti nell’universo del Tessiragnatele: Il ragazzo che collezionava l’Uomo Ragno. Un corto di undici pagine, pubblicato nel gennaio del 1984, scritto dal gettonatissimo sceneggiatore Roger Stern e disegnato da Ron Frenz e Terry Austin.

Una parabola struggente: Timothy Harrison è un bimbo malato di leucemia e chiede, come ultimo dono, di ricevere in ospedale la visita di Spidey, il suo supereroe preferito. Il nostro, of course, accetta, e diletta l’incredulo ragazzino con i suoi prodigi ragneschi.

Ma di fronte allo sfavillio dei ritagli di giornale e souvenir accumulati dall’entusiasta Tim, l’Uomo Ragno viene invaso da una cupa consapevolezza: lui, Peter Parker, è diventato eroe per caso, non certo per volontà. Un bel dì, si sa, venne morso accidentalmente da un ragno radioattivo e il veleno dell’animale lo mutò in un super uomo.

Non soltanto: pesa parecchio sulla coscienza anche il fatto che il primo pensiero del neo Spider-Man fu quello di arricchirsi con il wrestling e la rimunerativa carriera di star della tv. E così poco gl’importò di bloccare un ladro tallonato da una guardia. Manchevolezza tragica che, per gli arabeschi del destino,costò la vita a suo zio Benjamin, ammazzato da quello stesso criminale. «Forse avresti dovuto dedicare il tuo album a qualcun altro, Tim», se ne esce un certo punto l’Uomo Ragno nel fumetto, in un moto di genuino scoramento. Smarrimento che nel fan-film di Gavin J. Konop viene amplificato: «Guarda… Io non sono l’eroe che tu pensi io sia», dice l’incappucciato Peter Parker a Tim, col pensiero che corre anche alla celebre morte di Gwen Stacy, il primo vero amore di Peter, scagliata dal ponte di Brooklyn dal perfido arcinemico Goblin. A nulla valse il tentativo dell’Uomo Ragno di salvarla.


L’avvilimento è tale che l’eroe, nel lungometraggio, decide di mollare il ragazzino e di abbandonarlo, spiazzato, nella sua stanza zeppa di cimeli. Ma viene stoppato dalla madre. Che che con la voce spezzata dalle lacrime lo supplica: «Ti prego… Al di là di tutto, dagli qualcosa in cui credere».

E allora ecco svelato l’arcano del titolo: Spider-Man - Lotus. Il loto, l’incantevole fiore così caro alla tradizione indiana, emblema della bellezza, della prosperità e della purezza. La pianta che leva in alto il suo cristallino splendore, al di sopra del fango, dei foschi turbamenti, della materialità contraddittoria. Il Lalitavistara Sutra, la raccolta di testi che descrive la vita leggendaria del Buddha, enuncia: «Lo spirito del migliore degli uomini è senza macchia come il loto appena nato, che l’acqua fangosa non può sporcare».



«Tutti abbiamo già perso qualcuno o qualcosa. Una rottura, un disaccordo, una morte. È facile farsi seppellire da questo dolore», ha dichiarato il regista. «Lasciare che ci consumi... può strangolare. Quando l’oscurità imperversa, siamo più inclini a commettere errori. Possiamo lasciare che ci corrompa e ci spinga più a fondo nei nostri peggiori difetti, oppure è l’occasione per ritrovare l’integrità e innalzarla spiritualmente».

Proprio come il loto, ognuno (Peter Parker docet) può sbocciare e brillare a dispetto delle avversità.


Quanta magia narrattiva edificante: un ragazzino malato di cancro adora un eroe in crisi nera, il quale rinasce grazie alla fiducia che quello scricciolo d’uomo nutre in lui. E quando il potere del racconto buca la pagina o lo schermo, la realtà ne risente fisicamente e scattano le good vibes, le “buone sensazioni”.

Dopo la visione del film, un utente non ha esitato a rilasciare un sofferto, solare commento: «Ho perso mia madre a causa del cancro il 9 agosto, solo un paio di giorni fa. Ha lottato con tutte le proprie forze per quasi due anni ed è stata la persona più coraggiosa che abbia mai conosciuto. È stato assai difficile per tutti noi… E come individuo che tende ad affrontare le difficoltà della vita attraverso Spider-Man (dato che questo personaggio è la definizione di tutto ciò che aspiro a essere), be’, questo film è uscito nel momento giusto per me».


Foto Angeline 1/Pixabay.



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