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  • Immagine del redattoreGloria Vizzini

I giovani hanno paura delle critiche? Sì, ma noi dovremmo ascoltarli di più...

«I limiti ci definiscono. Definiscono ciò che siamo e ciò che non siamo. Ci mostrano dove finiamo noi e dove inizia un’altra persona».

Henry Cloud

 

Un maestro di yoga che ho conosciuto non amava il dissenso e lo ignorava sorridendo. Oggi c'è un rifiuto totale del dissenso, realizzato con punizioni - a volte dure - o fughe. I giovani manifestano per essere ascoltati riguardo al loro futuro incerto, minacciato da cambiamenti climatici e guerre. Ma se protestano, vengono puniti.


In un’intervista recente andata in onda sul Nove, Zerocalcare ha sottolineato un problema radicato nel nostro Paese: il dissenso è malvisto e raramente espresso, tanto che anche un gesto apparentemente insignificante può essere associato a comportamenti delinquenziali. Essere criticati sembra un affronto per chi detiene un'autorità, come se questa debba essere sempre rispettata senza discussione. È come se un bambino gridasse che l'imperatore è nudo: il risultato spesso è un rimprovero o una punizione.


L'ultimo libro di Zerocalcare.

Abbiamo assistito ai fatti di Pisa, ci siamo indignati per le manganellate ad adolescenti che manifestavano contro la guerra in Palestina, ma non è cambiato molto, anzi: vengono censurati intellettuali e giornalisti in tv e chiunque si pronunci contro la guerra viene etichettato come “sostenitore di Putin” o “terrorista”. C'è un disperato desiderio di etichettare e mettere a tacere le voci dissenzienti.

Zerocalcare continua dicendo che siamo così poco abituati alla critica e al mettere in discussione le autorità che chiunque lo faccia viene prima etichettato come fastidioso e poi considerato un criminale, quando in realtà dovrebbe essere il motore del progresso.


Tutti noi temiamo le critiche. Diventiamo intolleranti anche di fronte ai feedback costruttivi, che consideriamo una minaccia alla nostra autorità e integrità. Recentemente, ho dovuto segnalare a uno studente un comportamento inappropriato. Credeva che tutti gli insegnanti fossero contro di lui e si rifiutava di riconoscere le proprie azioni. Tuttavia, quando mi sono avvicinata a lui con comprensione e gli ho chiesto del suo comportamento, si è aperto e si è corretto.


Non è solo la critica in sé, ma anche il modo in cui la esprimiamo che può costruire muri invece che ponti. Gli educatori notano l'avversione degli adolescenti di oggi ad accettare il «no» come risposta. È importante che i giovani imparino a conoscere i limiti e a non aspettarsi sempre qualcosa dagli altri. Sviluppare una buona autostima può aiutarli a superare situazioni difficili e conflitti. Gli adulti dovrebbero fornire supporto emotivo, accogliere i punti di forza e di debolezza, stabilire limiti e regole e offrire indicazioni sulla gestione dei conflitti e sulla tolleranza della frustrazione.


La critica non è sempre negativa; può anche portare alla riflessione e al miglioramento. Gli adolescenti devono anche imparare a riconoscere quando il giudizio di qualcuno è destinato a ferirli e a non lasciarsi sopraffare.

La difficoltà per i giovani e gli adulti di oggi sta nel riconoscere l'altro come diverso da sé, invece che come riflesso delle proprie opinioni. È necessario che tutti, soprattutto coloro che occupano posizioni di potere o autorità, ritornino all’arte del dialogo. Attraverso discussioni oneste, in cui non ci sono vincitori né vinti, entrambe le parti possono imparare e crescere insieme. Solo così si potrà fare progresso, come ricorda Zerocalcare. Dobbiamo impegnarci nel dialogo e non escludere gli altri o mostrare superiorità, ma piuttosto discutere e mettere in discussione noi stessi e le nostre convinzioni.


Foto di CSalem da Pixabay.

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