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  • Immagine del redattoreElia Perboni

Guccini tifa ancora per i perdenti (e qui ci racconta il suo ultimo album)

Aggiornamento: 6 feb 2023

«Ricordo che in seconda media, quando studiavamo l’Iliade, c’era chi tifava per i greci, mentre una piccola parte era per i troiani e io tifavo, e tifo ancora, per i troiani, per i perdenti». Sono parole di Francesco Guccini che racconta in un contesto a lui caro, l’osteria, ma stavolta milanese, i protagonisti e le storie delle canzoni che sono entrate nel suo ultimo disco, Canzoni da intorto.




È il primo album dopo dieci anni, un titolo che apparentemente stride con i contenuti: ballate popolari, tradizionali, appartenenti a varie epoche, zone e guerre. Guccini, “il maestrone” come lo chiamano da sempre, chiarisce pigramente con la consueta vena ironica. «L’intorto, in questo caso, nasce dal fatto che alcune di queste canzoni nessuno le conosceva. Per esempio «Barun litrun cos’è?», metti ti chieda una ragazza. E tu le spieghi la storia del Barone Leutrum, protagonista della ballata piemontese del XVIII secolo, tedesco e condottiero del Regno di Sardegna. Sorprendi la ragazza, fai il fighetto e intorti. Anche se non è il mio caso… Comunque intitolare l’intero album Canzoni da intorto equivale, in ogni modo, alla più evidente calunnia».


La cover di «Canzoni da intorto»: l'album è Disco di platino, l'album più venduto del 2022.

Francesco Guccini, 82 anni, è oramai soprattutto uno scrittore di successo, romanzi e storie di ieri spesso nati negli scenari della sua terra d’origine, quell’Appennino tosco-emiliano dove vive da anni, esattamente in quel di Pàvana, dopo le parentesi modenesi e bolognesi. Guccini scrittore e di successo sì, ma sono state le canzoni a portarlo alla notorietà, prima come autore e poi come interprete di se stesso. A partire dagli Anni 60 quando compose, tra le tante Dio è morto interpretata dai Nomadi. Ma poi imbracciata la chitarra e con quella voce inconfondibile porta al successo titoli che sono nella storia della nostra canzone d’autore, come l’Avvelenata, Canzone per un’amica, La locomotiva, Il vecchio e il bambino… Sono ballate nelle quali c’è sempre al centro l’impegno sociale, uno sguardo verso gli altri, la parte dei più deboli e di chi cerca di conquistare i propri diritti, il dito puntato sugli abusi di potere. «Mi fa piacere dire la mia parte politica, schierarmi in modo non violento e sbandierato. Mi piace l’anarchia, ma nel 2022 è difficile essere anarchici come lo era il protagonista ferroviere della mia Locomotiva».




Le canzoni popolari scelte nel nuovo disco - per la prima volta non sue - profumano comunque di lotta, di proteste, il richiamo alla guerra di Resistenza in un’Italia in bianco e nero, operai, lavoratori e studenti in movimento. «La voglia di scrivere canzoni in me c’è, ma non sono più capace, ho abbandonato la chitarra da tempo e senza quella non posso scrivere. Però per la voce, con un po’ di faticoso allenamento ce l’ho fatta. Ho pescato in un repertorio molto vasto. Queste sono alcune delle canzoni che cantavo tra amici al bar tra un bicchier di vino e una partita a carte. Non tutte, la maggior parte sono bolse e retoriche, ma alcune sono interessanti per l’amarezza della sconfitta».

Chissà se in futuro Guccini tornerà a cantare. Per questo Canzoni da intorto rappresenta un documento prezioso, una testimonianza del suo pensiero ripercorso attraverso segmenti della storia popolare, pagine forse anche un po’ disordinate del nostro passato, ma che fotografano una storia che parte sempre dal basso. E non a caso è pubblicato, per scelta, solo su supporto “fisico”, album in vinile e cd. Alla domanda «Niente streaming?», Guccini risponde: «Ignoro cosa sia lo streaming. Come fai a intortare con lo streamig?».

Foto Ufficio Stampa Goigest.

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