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  • Immagine del redattoreCarlo Palumbo

Elisabetta II, i 70 anni di un regno epico

I suoi sette decenni sul trono impongono una riflessione: «Lilibet» è stata una grande regina perché nessuna come lei ha attraversato la Storia ed è riuscita a interpretarla con una forza che solo una donna può avere.


Giornata importante il 2 giugno. Per noi e per gli inglesi. Per ragioni in un certo senso opposte: noi festeggiamo la fine della monarchia e la proclamazione della Repubblica, loro la conferma della monarchia, i 70 anni di regno della regina Elisabetta.


A Londra tutto è pronto per i festeggiamenti del Giubileo di Platino della Regina: tra parate reali e militari e numerose altre iniziative, tra cui un grande concerto con alcuni dei più importanti musicisti della storia internazionale, il maxi-weekend dal 2 al 5 giugno è interamente dedicato a Elisabetta, la sovrana più longeva d'Inghilterra e del mondo.


Molti si aspettano che colga questa occasione per abdicare in favore del figlio Carlo (a 73 anni, il più anziano pretendente al trono nella storia di tutte le monarchie). I bookmaker moltiplicano le scommesse (abdica, non abdica, salta il figlio e nomina erede il nipote William). Elisabetta ha conosciuto tre sovrani: il nonno Giorgio V, lo zio Edoardo VIII, il padre Giorgio VI; ma non sembra interessata a vedere in trono il proprio successore. Il 21 aprile ha festeggiato in forma privata il suo compleanno, 96 anni, per la seconda volta senza il marito Filippo scomparso l’anno scorso. È stata fortunata a nascere il 21 aprile: fosse nata il giorno prima, sarebbe stato imbarazzante, avrebbe dovuto brindare contemporaneamente ad Adolf Hitler (nato il 20 aprile 1889). A scanso di equivoci, i festeggiamenti ufficiali sono ben distanti: l’Official Queen’s Birthday Parade si svolge appunto in giugno. Spesso in quell’occasione ha regalato a Carlo un titolo: lo ha nominato Ammiraglio, Maresciallo di Campo, Maresciallo della Royal Air Force. Di trono non se ne parla mai…


La copertina di Time la incorona «Donna dell'anno» nel 1952.

Quando Elisabetta viene al mondo, nel 1926, non si pensa che possa diventare regina, anche se è terza in linea di successione. È nata a Londra, ma non a Palazzo Reale, nella residenza dei nonni materni, Lord Claude e Lady Cecilia Bowes-Lyon, al numero 17 di Bruton Street, che diventerà un ristorante cinese. Da bambina, scrive su un quaderno: «Voglio vivere in campagna, sposare un contadino e avere un sacco di cavalli e di mucche».


Elisabetta crea da sola il proprio soprannome: dice di chiamarsi Lilibet, perché non sa pronunciare Elizabeth. E rimane Lilibet per sempre. Incontra il futuro marito Filippo nel 1934 al matrimonio del duca di Kent, zio di lei, con Marina di Grecia, cugina di lui; e tre anni dopo, all’incoronazione di suo padre, re Giorgio VI. Nel 1939 l’incontro considerato fatale: la famiglia reale è invitata al Collegio navale di Dartmouth e Lord Dickie Mountbatten, che ha organizzato la visita, fa accompagnare Elisabetta e sua sorella Margaret dal miglior allievo del corso, che casualmente è suo nipote Filippo. Il 10 ottobre 1940, a 14 anni, Elisabetta pronuncia il suo primo discorso ufficiale alla radio nel programma Children's Hour della BBC rivolgendosi ai suoi coetanei: «Stiamo facendo il possibile per aiutare i nostri valorosi soldati e stiamo pure cercando di sopportare la nostra parte di pericolo e di tristezza per la guerra». Appena ne ha l’età, prende la patente, diventa ausiliaria, numero di matricola 230873, guida ambulanze, jeep e perfino un camion.


Quando l’8 maggio 1945 Winston Churchill annuncia alla nazione che la guerra è finita, Elisabetta si precipita per strada tra la folla festante, scortata dal cugino Filippo di Grecia. Si dice che Lilibet sia sempre stata innamorata di lui. Non è vero, ha altri flirt, con i giovani duchi di Rutland, di Grafton e di Buccleuch. Nel 1945, poi, Lilibet s’innamora del capitano Roderick Cameron Robertson-MacLeod, scozzese delle isole Skye, un biondone alto due metri. Lo confessa in una lettera alla cugina Diana Bowes-Lyon: «Questo giovane gigante è attraente in modo devastante. Ha creato agitazione nel mio cuore». Ma come erede al trono non può permettersi un amore qualunque, dev’essere un nobile, preferibilmente un principe.


Lo zio Mountbatten presenta la candidatura di Filippo, che è principe, di Grecia e Danimarca, ma non ha un soldo. Il principe povero invita Lilibet a prendere il tè nella River Room dell’Hotel Savoy, sotto l’occhio vigile del maître, l’italiano Carlo Tanzi. Temendo la concorrenza del gigante scozzese, Filippo si affretta a chiedere a Giorgio VI la mano della figlia, durante una battuta di caccia alla pernice nel 1946. Il re è perplesso, Filippo ha fama di dongiovanni; e la regina pensa che sia troppo povero per mantenere degnamente una futura regina. Come giovane ufficiale di Marina, Filippo guadagna undici sterline alla settimana. Ma, ascoltata la figlia, acconsentono, a patto che si aspetti il compimento dei 21 anni della principessa.

Il fidanzamento è annunciato il 9 luglio 1947. Il giorno seguente, il re e la regina danno un grande party a Buckingham Palace. Filippo, cristiano ortodosso, deve convertirsi all’anglicanesimo e deve anche abbandonare il cognome Schleswig-Holstein-Sonderburg-Glücksburg, troppo tedesco in un Paese appena uscito da una guerra con il Nazismo. È più accettabile il cognome materno, Battenberg, che già suo zio ha “tradotto” in Mountbatten. Col nuovo cognome, Filippo ottiene dal re la cittadinanza britannica e i titoli di barone di Greenwich, conte di Merioneth e duca di Edimburgo.


Le nozze hanno luogo nell’abbazia di Westminster il 20 novembre 1947 alle ore 11.30. Il governo laburista decide di non dichiararlo giorno di festa nazionale per non fermare i lavori della ricostruzione post bellica. Per l’abito della sposa, lo stilista Norman Hartnell si ispira alla Primavera di Botticelli. Lo sposo, invece, indossa un tight prestato da un amico e ha le calze bucate. Tra i duemila invitati alla cerimonia a Westminster ci sono cinque re, cinque regine e otto eredi al trono. Illustri assenti, per evidenti motivi, le tre sorelle di Filippo, sposate a nobili tedeschi compromessi col nazismo; e lo zio della sposa Edoardo VIII con sua moglie Wallis Simpson, che addirittura sono stati ospiti di Hitler al Berghof, il suo rifugio sulle Alpi Bavaresi. Al pranzo a Buckingham Palace vengono serviti filetto di sogliola, pernice in casseruola e gelato. La torta di quattro piani alta 2 metri e 74 è tagliata con la spada di Filippo: l’ha realizzata la pasticceria di Edimburgo McVitie & Price, con ingredienti arrivati dai vari Paesi del Commonwealth, burro della Nuova Zelanda, farina del Canada, rum giamaicano, frutta caramellata dall’Australia. Dopo il pranzo, la coppia parte per il viaggio di nozze dalla stazione di Waterloo con il Royal Train: Elisabetta ha 15 valigie, Filippo due. Trascorrono la prima parte della luna di miele a Broadlands, ospiti di lord Mountbatten, alloggiati in una camera decorata da Salvador Dalì.


Nei mesi successivi fanno alcuni viaggi in rappresentanza del re. A Parigi lei è colta da nausea, è già incinta. La sera del 14 novembre 1948 migliaia di persone sono assiepate davanti a Buckingham Palace in trepidante attesa della nascita del primo figlio di Elisabetta, il cui travaglio dura già da 36 ore nella Belgian Suite adattata a sala parto. Poco dopo le 22 un poliziotto annuncia: «È nato, è un maschio, è un principe». Il marito Filippo non è presente. Ha preferito giocare a squash con l’amico Mike Parker, l’ufficiale di marina che ha scelto come segretario privato; poi è andato nella piscina del palazzo. Si sta asciugando quando un cameriere gli porta la notizia. Brinda con gli amici, poi si fa procurare un mazzo di rose e garofani e, finalmente, va a complimentarsi con la moglie e a conoscere il figlio.


Re Giorgio VI si ammala, un tumore ai polmoni, e sempre più spesso Elisabetta deve sostituirlo, soprattutto nei viaggi all’estero. Mentre lei è in vista ufficiale in Kenia, il 6 febbraio 1952 il re muore d’infarto a 56 anni. È Filippo a ricevere la notizia e a comunicarla alla moglie. Dopo oltre un anno di lutto, Elisabetta II è incoronata regina nell’abbazia di Westminster il 2 giugno 1953, con una sfarzosa cerimonia trasmessa per la prima volta in televisione. Subito dopo, la regina e suo marito partono per un viaggio di sette mesi in giro per il mondo per visitare un gran numero dei Paesi di cui è sovrana, dall’Australia alle Bahamas, dal Canada alla Giamaica, dalla Nuova Zelanda a Papua Nuova Guinea e alle Isole Salomone. Elisabetta è anche capo supremo della Chiesa anglicana e ovviamente comandante in capo delle forze armate.

I nuovi compiti di Elisabetta portano un cambiamento traumatico nel matrimonio. Lei è sempre più impegnata come regina, lui si sente inutile e impotente: sopporta male di dover stare sempre un passo dietro alla moglie, di non potersi chiamare re, ma solo principe consorte; cerca di dare il proprio cognome ai figli, ma il primo ministro Winston Churchill e la nonna di Elisabetta, la mitica Queen Mary, si oppongono: i membri della Casa reale devono chiamarsi Windsor e nient’altro. Lilibet e Filippo dormono non solo in letti separati, ma anche in camere e appartamenti diversi.


La crisi arriva al culmine nel 1956, quando Filippo lascia il Palazzo, la moglie e i figli per un viaggio di sei mesi intorno al mondo sul Britannia, il maxi-yacht della famiglia reale, in compagnia del suo segretario privato Mike Parker. Durante il viaggio inaugura le Olimpiadi estive del 1956 a Melbourne. Si fanno molti pettegolezzi su ciò che avviene a bordo: si parla di feste con numerose giovani donne; ma qualcuno insinua perfino che non ci siano donne sul Britannia e che sia un po’ troppo particolare l’amicizia di Filippo e Mike, tutti e due ufficiali di Marina, che si conoscono da quando erano cadetti, entrambi soci del Thursday Club, spesso protagonisti di uscite notturne da Buckingham Palace usando i nomignoli Murgatroyd e Winterbottom. Qualunque sia la verità, la moglie di Parker, Eileen Allan, si rivolge alla regina perché faccia interrompere la chiacchieratissima crociera. Subito dopo, Eileen chiede il divorzio dal marito, che deve anche dimettersi da segretario privato del principe.


Elisabetta, invece, non prende provvedimenti. Per lei un sovrano non può divorziare, considera un pessimo esempio in famiglia Enrico VIII, che fondò la Chiesa anglicana e che ebbe sei mogli (da due divorziò, a due fece tagliare la testa, una morì di parto e l’ultima, accusata di eresia, si salvò solo perché morì lui a 56 anni). Come capo della Chiesa anglicana, ha incontrato a Roma sei colleghi Papi (con il settimo, Papa Luciani, non ha fatto in tempo).

Nel 1957 Elisabetta ha appena cacciato il primo ministro Anthony Eden, responsabile del tentativo fallito di occupare militarmente in Egitto lo stretto di Suez. Va in America, visita Stati Uniti e Canada, pronuncia un discorso dinanzi all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ha incontrato tutti i presidenti americani da Truman in poi, ha ballato con Gerald Ford ed è andata a cavallo con Ronald Reagan. Non ama parlare in pubblico, ma decide di pronunciare ogni anno in televisione un discorso natalizio, che diventa un appuntamento tradizionale per il popolo britannico. Ha avuto 14 primi ministri: quello che ama di più è Winston Churchill, per lei un secondo padre; nel 1960 nomina il suo primo premier laburista, Harold Windsor, che la convince a nominare baronetti i Beatles. Margaret Thatcher è la prima donna capo del governo: soprannominata «la Lady di ferro», è il premier che dura di più, 11 anni. Elisabetta confessa: «La detesto cordialmente», ma assiste al suo funerale, come ha fatto solo per Churchill.




Nel discorso natalizio del 1992 la regina fa una citazione latina: definisce «Annus Horribilis» quello che sta per concludersi. Effettivamente: in marzo il principe Andrea, terzo figlio della regina, si separa dalla moglie Sarah Ferguson (Fergie la Rossa), in aprile la principessa Anna divorzia dal capitano Mark Philips. In ottobre, durante una visita in Germania, un gruppo di manifestanti le lancia addosso uova. In novembre, un vasto incendio si sviluppò all'interno del Castello di Windsor, danneggiando gravemente parte dell'edificio. In dicembre il principe Carlo e Lady Diana si separano formalmente. Infine, dopo un’inchiesta sulle ricchezze della famiglia reale il Parlamento stabilisce che d’ora in poi anche i Windsor devono pagare le tasse. Solo dei tradimenti del principe consorte non si parla.


Ma la fama di sciupafemmine di Filippo non è usurpata. Gli si attribuiscono numerose relazioni. Si comincia con un presunto tradimento in famiglia con la cugina di Lilibet, la principessa Alessandra di Kent. C’è la famosa scrittrice Daphne du Maurier, autrice di decine di romanzi, tra cui Rebecca la prima moglie, da cui Hitchcock ha tratto un famoso film con Laurence Olivier e Joan Fontaine. L’attrice greca Helene Cordet, amica d’infanzia di Filippo, ha due figli da un padre rimasto ignoto, ma è il Duca di Edimburgo a mantenerli fino all’università. A sorpresa c’è anche Susan Barrantes Ferguson, la mamma di «Fergie la Rossa», ex moglie del principe Andrea. E ancora, la conduttrice radiofonica Katie Boyle, d’origine italiana; la russa Galina Ulanova, prima ballerina del Bolshoi; e l’attrice Pat Kirkwood, che riceve un’inaspettata visita nel suo camerino all’Hippodrome da parte di Filippo, ansioso di conoscerla.

Alla regina invece è attribuita un’unica relazione: con Lord Henry Porchester, conte di Carnarvon, suo amico d’infanzia, che lei chiama affettuosamente «Porchey». Hanno in comune l’amore per la campagna, la natura, soprattutto i cavalli. Nelle scuderie discutono per ore su cavalli da far correre e stalloni da far riprodurre. Il giorno della vittoria nella seconda guerra mondiale escono insieme da Buckingham Palace per festeggiare in mezzo alla folla. Addirittura alcuni attribuirono a lui la paternità del terzo figlio della regina, il principe Andrea. Lord Porchester muore a 77 anni per un attacco di cuore l’11 settembre 2001, mentre a New York si svolge l’attacco terroristico alle Torri Gemelle. Anche se non è previsto dall’etichetta di Corte, Elisabetta partecipa al suo funerale.


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