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  • Immagine del redattoreRiccardo Serventi Longhi

Cerchiamo tutti la stessa cosa: la felicità

L'affermazione «Cercate prima il regno dei Cieli» mi ha sempre fatto pensare...

Di che cielo si parla? La felicità è un luogo o una cosa? Possibile che sia qualcosa da ottenere, raggiungere e quindi, di conseguenza, destinata a spegnersi, a passare? È pur vero che in cielo non ci sono recinti, né porte né muri, né si possono costruire...

Millenni fa compresero che la sofferenza proveniva dall'ignoranza, dall’ignorare che tutto è colorato, descritto e tradotto dalla propria mente, ma non è verità. Un pezzo di corda in terra può far prendere un infarto se scambiata per un serpente.

Credere “a istinto” in assenza di capacità di discernimento può essere fonte di grande sofferenza. Vedere ovunque confini, separazione, problemi e ostacoli è sofferenza. L'eccesso di desideri e l'attitudine alla repulsione, la paura e l’attaccamento sono sofferenza; l’avversione al cambiamento, la tendenza al possesso, alla difesa e all'attacco, l’arroccarsi nel «mio-tuo», nella ragione a tutti i costi è sofferenza. Insomma la via verso il buio che rischiamo di vivere quotidianamente. Gli inferi.

Gli antichi maestri chiamarono questa dimensione della mente «Ahamkara», l'ego che divide. E le nostre azioni e pensieri condizionati da questo, lo rinforzano. Nutrono l'allontanamento. Compresero però che ciò è generato dalla mente, o meglio da una parte della nostra mente (tra l'altro per necessità di sopravvivenza). Ma la buona notizia è che se c'è qualcosa, esiste anche il suo contrario. Non c'è notte senza giorno. Allora scientificamente cominciarono a studiare, esperienzialmente, a praticare il sentiero per risvegliare quest'altro livello.

Infatti un'altra capacità della nostra mente è quella di osservare "globalmente" e scoprire ovunque l'integrazione. Soluzione, direzione, chiarezza, gioia. La via verso la Luce. «Buddhi» venne nominata quest'altro ingrediente che ci aspetta in ogni istante, come se fosse assopito.

Ecco, la via per risvegliare questo stato che sonnecchia dietro le abitudini, per divenire ciò che siamo venne chiamata Yoga. Il Cielo. Il paradiso è altro da un dono post-vita. Forse questo intendeva quel ragazzo palestinese 2000 anni fa quando disse «Il regno dei cieli è dentro di voi».







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