top of page
  • Immagine del redattoreEdoardo Rosati

“Cambiare la testa” nell'era di... Frankenstein

Aggiornamento: 29 ago 2022

Quante volte, per spronare qualcuno, abbiamo detto: «Devi cambiare testa!». Stiamoci attenti perché i tempi cambiano e... Frankenstein è alle porte. Battute a parte, la scienza si spinge più in là e tocca gli ambiti della fantascienza. E si pongono nuove questioni etiche molto importanti. Se non ci credete, leggete quello che Edoardo Rosati ci racconta qui.


«Raccontare una siffatta storia richiede quasi più ardimento che l’udirla». Lo scriveva Thomas Mann a proposito del suo racconto Le teste scambiate, pubblicato nel 1940. È la storia di due amici: Shridaman, cervello nobile e vivace su un fisico fragile e non allenato, e Nanda, testa rozza ma corpo prestante. Colto da fervore religioso, un giorno Shridaman si decapita in un tempio; Nanda, disperato, fa altrettanto con la spada. Ma Sita, sposa del primo, per volere della dea Kalì, riattaccherà le loro teste… scambiandole!



“Trapiantare una testa”. O più precisamente: ricevere un altro corpo, nuovo di zecca, per sostituire il proprio, colpito da irreversibili patologie. È un controversissimo, spinoso, bollente dibattito scientifico che ho avuto modo di seguire scrivendone su Oggi, a partire dal 2013, anno in cui la rivista Surgical Neurology International diffuse l’originario, provocatorio paper del professor Sergio Canavero, neurochirugo torinese.



Ma lungi dal sottoscritto ripercorrere qui un tema sempre fonte di atteggiamenti scettici, impeti d’incredulità, critiche feroci, accuse di “giocare a fare il Padreterno”, sacrosante preoccupazioni di carattere etico

Più consona in questa sede, dove la padrona di casa è la Signora Fantasia, qualche riflessione “altra”… Già, perché certamente gli occhi della moderna scienza medica hanno visto realizzarsi di botto, non senza una franca apprensione, le fantasticherie letterarie della scrittrice britannica Mary Shelley, che fra il 1816 e il 1817 (all’età di soli 19 anni!) partorì le figure del dottor Victor Frankenstein – il Prometeo moderno, lo scienziato che tenta di confrontarsi con forze della natura più grandi di lui – e della sua creatura, sempre ricordata come “il Mostro”.



Ebbene, l’idea chirurgica di Canavero ha trasformato d’emblée il romanzo di Mary Shelley in ipotesi di lavoro! Ancora più sconcertante è il fatto che il neuroscienziato italiano attribuisce un ruolo chiave alle elettrostimolazioni per agevolare i fenomeni di rigenerazione neurale. E allora il pensiero corre alla folgore che anima l’attore Boris Karloff nel ruolo del mostro di Frankenstein, una scena, pensate, che finì per infervorare anche un bambino di 8 anni, un certo Earl E. Bakken, il quale vide il film più e più volte in un cinema americano all’epoca buia della Grande Depressione. «Grazie alla potenza delle sue strumentazioni di laboratorio, il medico ha restituito la vita a chi non vive», commenterà quel ragazzino molto più tardi nella sua autobiografia del 1999 One Man’s Full Life. E sì, perché quel bimbo, ispirato dalla magia elettrica della pellicola di James Whale (datata 1931), inventerà il pacemaker e fonderà un’azienda leader in tecnologie biomediche: la Medtronic.



Ma non è finita. Il temerario intervento postulato da Canavero solleva anche una domanda impellente: resteremo la persona che siamo, quella, cioè, che amici e parenti conoscono? I ricordi, le emozioni, gli affetti, i pensieri e i desideri più intimi, il sapore soggettivo delle personali esperienze, le angosce e le passioni, la materia primordiale che ci definisce come esseri umani… Non sono mica dati nudi e crudi immagazzinati passivamente nel cervello: una quantità sterminata e incessante di messaggi biochimici provenienti da miliardi di cellule corporee influenza pesantemente il funzionamento cerebrale e quindi la nostra condotta.


Nel suo libro De coeur inconnu l’attrice francese Charlotte Valandrey rievoca il trapianto cardiaco subito nel 2003. Dopo l’intervento e una lunga riabilitazione, la donna risorge, ma comincia a essere turbata da sensazioni aliene, déjà-vu, inspiegabili cambiamenti nei gusti. Una sorta di impalpabile Mister Hyde stevensoniano sembrerebbe essersi accasato nel suo organismo…


E spingiamoci oltre. Dicevamo che il cosiddetto “trapianto di testa” è in buona sostanza uno “scambio di corpi”. E in virtù di questa simbiosi anatomica, dobbiamo immaginare che l’organismo trapiantato finirà per alimentare i neuroni del soggetto ricevente (la… testa, per capirsi) con sangue e fattori biologici rinnovati. Una specie di bagno dinamico nella fonte della giovinezza.


Oddio, non è proprio materia da fantamedicina, perché anche qui tornano in gioco le meraviglie possibili della plasticità somatica. Alcuni suggestivi lavori scientifici mostrano infatti che il sangue giovane può spostare indietro le lancette dell’orologio biologico dei tessuti logorati dall’età. È stato possibile evidenziarlo con una tecnica definita, con uno scioglilingua, parabiosi eterocronica: si tratta della connessione di due individui della stessa specie realizzata sperimentalmente per studiare l’effetto reciproco di ciascun soggetto sull’altro. Immaginate due ratti, uniti attraverso suture cutanee, che condividono il circolo sanguigno (un po’ come accade nella cavità uterina quando ospita due organismi con una sola placenta). Negli anni Cinquanta il biochimico e nutrizionista Clive M. McCay, della Cornell University (Ithaca, New York), in virtù di questa tecnica permise al sangue di un roditore giovane di affluire nel corpo di un esemplare anziano. Le successive autopsie si rivelarono illuminanti: le cartilagini degli animali attempati esibivano un aspetto decisamente più prestante!


In definitiva, con una serie di intriganti sperimentazioni la scienza ha mostrato – nei topi – che infondere fluido sanguigno di individui giovani nell’albero circolatorio di un esemplare anziano consente di spazzare via un po’ di ruggine dalle sue strutture corporee. Non… vi suggerisce nulla tutto ciò? Coraggio, abbandoniamoci alle suggestioni dell’immaginario collettivo! Questo ritorno alla vitalità biologica si realizza, guarda un po’, proprio tramite la sostanza – letteraria e cinematografica – di cui si nutre la figura del vampiro per restare eternamente giovane: il sangue.


Insomma, è davvero sorprendente rintracciare tutti questi echi immaginifici… Il progetto chirurgico ordito dal professor Canavero sembra quasi materializzare, in un sol colpo, le visioni dei grandi romanzi gotici: Frankenstein, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, DraculaPrometei in camice bianco, scienziati alle prese con il lato oscuro della personalità, nobili transilvani alla ricerca di sangue umano ringiovanente… È proprio vero: medicina e letteratura, come scrive l’oncologo indiano Siddartha Mukherjee, non sono così lontane come si crede.







31 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

Comments


bottom of page