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  • Immagine del redattoreAmalia Cornale

Better Call Saul, perché ci affezioniamo tanto ai criminali delle serie tv

ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER DEL FINALE

Si è appena conclusa la serie tv Better Call Saul, fortunatissimo prequel dell’epico dramma Breaking Bad. Finisce un’era durata 14 anni.

Era il 2008 quando Walter White attuava la sua metamorfosi da mite insegnante di chimica a boss indiscusso delle meta-amfetamine. Nelle cinque stagioni di BB le vicende di Walter si intrecciano con quelle di Saul in diversi episodi. La personalità poliedrica e levantina di Saul emerge a tal punto che i produttori finiscono per creare, nel 2015, una nuova serie incentrata sulla vita di questo avvocato sui generis.



Fiumi di inchiostro sono stati scritti sulle trame shakespeariane che hanno avviluppato le vite di questi due personaggi cinematograficamente giganteschi. Altrettante spiegazioni sono state date sul perché ci sentiamo attratti da personalità così evidentemente criminali, ma guardando tutto sotto la lente dello Yoga possiamo dare una nuova chiave di lettura.


In più occasioni Walter White si è trovato sul punto di poter mollare tutto e godersi il denaro accumulato. Così come in più occasioni Saul Goodman avrebbe potuto accontentarsi del suo studio legale e dell’amore della splendida Kim. E invece no. Entrambi scelgono di esagerare. Di spostare sempre più in avanti il paletto della sorte. Danno libero sfogo ad asmita, l’ego, nella sua forma più distruttiva. Non applicano Samtosha, l’arte di accontentarsi, di essere grati per ciò che si ha, non sono consapevoli del presente, ma pensano sempre al domani, spostando il loro obiettivo sempre più in là. A un certo punto gli stessi obiettivi che si erano dati scompaiono, e rimane in piedi solo la spirale distruttiva dalla quale non riescono a cavarsi fuori.


Negli ultimi tre episodi di Better Call Saul, magistralmente girati in bianco e nero, Saul, fuggito in Nebraska vive sotto falso nome lavorando in una pasticceria. Ma anche in questa sua terza opportunità di cambiamento cosa fa? Idea piani pazzeschi e geniali per rubare e truffare. Come nella favola della rana e dello scorpione la sua natura non riesce a non venire sempre a galla, non importa quali siano le premesse.

Ma sebbene immersi entrambi in un ego troppo pervasivo le sorti dei due personaggi non sono parallele. Mentre la storia di Walter White viene portata all’apice del dramma e si conclude, con la morte, in un contesto criminale, quella di Saul ha un sussulto verso il dharma, l’ordine, la “giustizia”.

Catturato dall’FBI Saul mette di nuovo in scena le sue abilità di scaltro manipolatore riuscendo a farsi scontare la pena da 190 a 7 anni. Ma quando scopre che la sua amata Kim può essere perseguita e condannata cambia gioco. Rinuncia all’accordo e si becca il massimo della pena pur di scagionarla. Rinuncia ad asmita. Rinuncia a Saul Goodman. Esce dal suo Io egoista, debordante e miope, e ritorna in sé. «Il mio nome è Jimmy McGill», dice alla giuria.


Dal punto di vista criminale la fine di Saul è ingloriosa, ma da quello umano è karmica. Con un colpo di spugna fa sparire tutte le iperboli, i bizantinismi, le manipolazioni, le trattative. Si consegna alla giustizia degli uomini e alla sua. La sigaretta finale fumata in cella insieme a Kim è valsa tutto.


Addio Saul, bentornato Jimmy.








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