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  • Immagine del redattoreElia Perboni

Alessandro racconta i mille colori e le emozioni di papà Pino Daniele

Nel 1977, in una giornata in cui scruta il lungomare napoletano di Mergellina e nel cuore i vicoli, Pino Daniele trova ispirazione per una delle più belle e intense canzoni dedicate alla sua città: Napule è. La bellezza di questo ritratto in note mette in luce ancora una volta quanto, nella manciata di minuti di una canzone si possa raccontare un mondo, emozionare, far riflettere, riportare alla mente momenti stessi della nostra vita proprio davanti a quell’ascolto. Le parole e la musica di una canzone possono farci sentire gli odori, vedere i colori, muovere sentimenti. Come diceva Pier Paolo Pasolini, «poche cose hanno una potenza evocativa pari alle canzoni».



Se siete stati una volta a Napoli capirete ancor più che significano le parole di quella canzone-poesia di Pino Daniele che di quella città sottolinea anche le contraddizioni, una descrizione dolce-amara, anche questa tipica dell’arte partenopea: «Napule è mille culure/Napule è mille paure/Napule è a voce de' criature/Che saglie chianu chianu/E tu sai ca' non si sulo…». Ma dice anche: «Napule è nu sole amaro/Napule è addore e' mare/Napule è na' carta sporca/E nisciuno se ne importa/E ognuno aspetta a' sciorta (il destino)…».

C’è l’amore e l’identificazione di Pino Daniele per questa città eternamente intrecciata tra miseria e nobiltà, tra il sole dal mare e l’ombra dei vicoli, dei bassi, dove Daniele è cresciuto, ma anche della creatività, fantasia, incrocio di genti, di arrivi dal mare da luoghi lontani, gente del porto, dove lavorava suo padre. E musica.


I mille colori del tramonto a Castel Dell'Ovo.

A ripercorrere la vita di Pino Daniele, scomparso nel gennaio del 2015, tante mostre ed eventi che si susseguono nel tempo e sottolineano la sua grandezza d’artista. Ora c’è un libro molto particolare scritto dal suo primogenito Alessandro: Pino Daniele. Tutto quello che mi ha dato emozione viene alla luce (Rai Libri) e i proventi dell’autore saranno devoluti alla Fondazione Pino Daniele (www.fondazionepinodaniele.org).




Una gestazione difficile quella di questo libro perché per Alessandro si è trattato di fare i conti con un dolore intimo, ma anche della possibilità di ricordare l’arte del padre, vederlo all’opera.

È il modo per percorrere, da un osservatorio molto speciale (Alessandro è stato anche il più stretto collaboratore e personal manager del padre) la vita di Pino Daniele, la nascita dei suoi dischi. Da ogni suo album escono canzoni rimaste nel tempo, da Na tazzulella ‘e cafè, Je so’ pazzo, Je sto vicino a te, Quanno chiove o Quando. Un modo per ricordare, anche, gli incontri con i tanti musicisti che hanno dato vita, assieme a Pino, al Napoli Power. E poi l’amicizia con Massimo Troisi, per il quale ha composto varie colonne sonore. Ma raccontare anche le difficoltà familiari, la povertà.


«Vivere accanto a lui è stato come un’unica ininterrotta canzone, si alzava dal letto imbracciando già la chitarra e la portava con sé sempre, scriveva e componeva tantissimo», racconta Alessandro nelle pagine del libro. «Gli album di papà sono dei “documenti”, così lui mi ha insegnato a chiamarli, che testimoniano le tappe di questo processo iniziato dallo studio delle sue radici e dal confronto delle assonanze tra le varie etnie, in particolare quelle dei sud del mondo e quelle bagnate dal Mare Nostrum».


Sì perché nelle canzoni c’è sempre stata la sua storia, la sua vita, testi autobiografici, la passione blues. Ha sempre affrontato le difficoltà della vita con forza. In pochi sapevano che era ipovedente e che il suo sguardo un po’ di traverso era dovuto proprio alla difficoltà visiva. Ci conviveva, anzi sapeva ascoltare con ancor maggior profondità. Poi ci sono stati anche i problemi al cuore proprio come il suo grande amico Troisi. Ma il desiderio di stare sul palco lo ha sempre aiutato ad andare avanti. Sì, perché sul palco le luci e le difficoltà visive non gli consentivano di vedere il pubblico, ma lo sentiva in maniera ancor più profonda di tutti.

«Papà ha affrontato la condizione della dualità, nella costante ricerca del suo equilibrio, oscillando, anche perdendolo, per poterlo ritrovare, proprio come accade a ognuno di noi nel viaggio della vita, in cui le canzoni ci accompagnano, possono aiutarci, diventano nostre».

E così Napoli continua a tingersi dei suoi mille colori.







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