Esiste un viaggio che tutti desideriamo compiere, d’estate come durante tutto l’anno.
A volte gli diamo il nome di una città lontana, di un’isola, di un deserto o di una montagna. Pensiamo che la meta sia sempre fuori di noi. Ma non tutti i viaggi hanno bisogno di un biglietto, di un aereo o di una valigia. Forse è meglio che sia persino semivuota.
Ci sono partenze che avvengono restando fermi.
Al di là delle mete lontane che immaginiamo, esistono luoghi silenziosi della nostra natura che meritano di essere scoperti, ascoltati e risvegliati. Paesaggi interiori che nessuna mappa può indicare e che nessun navigatore può raggiungere. Eppure sono lì, dentro di noi.
Per me il viaggio più importante è quello che permette di incontrare parti di noi ancora sconosciute. Un itinerario personale che nessun altro può scegliere o percorrere al nostro posto. Non esiste più un viaggio “del ventaglio”, uguale per tutti, costruito sugli stessi desideri. Esiste un percorso unico, fatto di intuizioni, curiosità, emozioni e piccoli segnali che soltanto noi possiamo riconoscere.
Seguirò allora un profumo e lascerò che mi porti lontano. Sarà odore di mare, di legno, di terra, di fiori appena sbocciati.
Lascerò che un’immagine apra una porta della memoria.
Ascolterò un suono nuovo e gli permetterò di diventare parte della mia storia, espandendo la mia consapevolezza.
Non conterò più soltanto i chilometri, ma la profondità dello sguardo.
Mi fermerò nello stesso luogo per attraversare continenti interiori. Potrei scoprire deserti da percorrere con coraggio, boschi da ascoltare in silenzio e acque cristalline capaci di riflettere cieli che non avevo mai osservato davvero.
Il viaggio che ho in mente sarà un atto di apertura. Un modo per offrire me stesso al mondo senza ritirarmi. Voglio portare lo sguardo lontano dal già visto, dalle abitudini e dalle risposte automatiche. Personalmente credo che il vero movimento non sia quello del corpo, ma quello della coscienza. Potrei diventare più creativo di uno stormo di uccelli che disegna incredibili geometrie nel cielo… restando fermo. Perché l’immaginazione può volare anche quando i piedi sono immobili. Può aprire orizzonti, creare possibilità e trasformare il modo in cui guardiamo la realtà.
Ognuno di noi custodisce un continente ancora inesplorato.
Per affrontare questo viaggio non mi serviranno grandi mezzi. Porterò una borraccia piena di sogni, uno zainetto leggero di desideri e una coperta di bene capace di proteggermi dagli schiamazzi della mente. Ho pensato di poterlo fare in totale economia. I grandi libri mi insegnano che i viaggi più importanti non richiedono necessariamente denaro, prenotazioni o grandi distanze. Richiedono presenza, disponibilità e il coraggio di aprire una porta che spesso abbiamo davanti agli occhi senza accorgercene.
Per questo mi sono dato un obiettivo semplice e profondo: il silenzio. Non un silenzio come distanza dagli altri. Non una chiusura. Non una fuga. Un silenzio come spazio. Uno spazio per comprendere meglio la vita, le sue fragilità, la malattia, l’amicizia, l’amore quando diventa davvero profondo. Voglio fare più spazio per chi mi vuole bene e per chi non c’è più. Voglio continuare a incontrare le persone che hanno attraversato la mia vita coltivandone il ricordo, la gratitudine e tutto ciò che hanno lasciato dentro di me. Voglio osservare con maggiore attenzione la bellezza che mi circonda, senza bisogno di correre, senza fare file per esserci, senza dover dimostrare continuamente la mia presenza.
Per un po’ starò più zitto.
Per uno che parla di mestiere da una vita sarà forse la sfida più difficile.
Ma nessuna preoccupazione: ci sono. E ci sarò.
Forse, semplicemente, ci sarò in un modo diverso.
Non voglio diventare un asceta, né allontanarmi dalla vita.
Voglio diventare un operatore del silenzio. Qualcuno che lavora il silenzio, che lo pratica ogni giorno, che crea uno spazio nel quale possano emergere pensieri più profondi, emozioni più vere e una consapevolezza nuova. Un silenzio capace di riconquistare la mia ragione di esistere e di avvicinarmi, un passo alla volta, al senso della vita.
Perché il silenzio non è assenza.
È una presenza più grande.
È il luogo in cui, finalmente, possiamo ascoltare la nostra voce più autentica.
Buon viaggio.
E, almeno ogni tanto… silence, please.

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