Ci sono luoghi che non si trovano sulle mappe turistiche, luoghi che si lasciano scoprire solo da chi è disposto a rallentare, ad ascoltare e a camminare.
Ieri ho avuto il privilegio di conoscere uno di questi angoli nascosti del pianeta. Un luogo lontano dai percorsi più battuti, custodito gelosamente dagli abitanti del posto e raggiungibile soltanto a piedi, dopo una lunga discesa di circa quaranta minuti lungo una scala naturale di sassi e rocce, a tratti solide, a tratti friabili come pasta frolla.
Sotto il sole cocente, il paesaggio ricordava le atmosfere di C’era una volta il West: scenari selvaggi, silenziosi e senza tempo. E pensare che tutto questo si trova a poche ore da casa.
Poi, all’improvviso, il paesaggio cambia. Si aprono le porte del bosco e appare un sentiero ombreggiato. La luce filtra tra gli alberi in sottili raggi silenziosi, creando un’atmosfera quasi sospesa. L’aria diventa più fresca, i colori più intensi. Continuando a camminare verso i piedi della montagna, mi sono fermata per riprendere fiato. È stato allora che ho sentito il rumore dell’acqua avvicinarsi.
La vegetazione diventava sempre più rigogliosa, foglie enormi a forma di cuore, cespugli che sembravano disegnare cancelli naturali. E ad ogni cancello era come se la Natura chiedesse di fermarsi, attendere il permesso e lasciarsi guidare più in profondità nel suo regno. Fino a quando si è rivelato davanti ai miei occhi quel luogo unico, magico, quasi isolato dalla presenza dell’uomo e custodito nel cuore della montagna: una sorgente, una cascata a terrazze e uno specchio d’acqua dalla forma che ricorda una luna crescente.
Signore e signori, ecco la bellezza dello Specchio della Luna.
L’acqua era incredibilmente limpida, mantenuta a una temperatura di circa sei gradi, forse anche meno. Mi sono immersa nuda. Non è stato semplicemente un bagno, è stato un rito, un’iniziazione, un ritorno a Madre Terra.
Quell’acqua gelida mi ha riportata immediatamente nel corpo. Mi ha risvegliata. Ha rinvigorito ogni fibra, ogni cellula. Mi ha restituito una presenza che da tempo non sentivo. Mi ha chiesto silenzio, ascolto e rispetto.
Quando sono riemersa, mi sentivo più leggera. Come se quelle acque pure avessero lavato via qualcosa di invisibile ma pesante. Come se avessero risvegliato una parte di me che da tempo stavo cercando.
Forse perché, per qualche istante, ricordiamo ciò che siamo sempre stati.
Natura.

È difficile sapere di cosa ho bisogno veramente. Ma è centrale capirlo. Sapere che non siamo le nostre emozioni, che il nostro testimone non sta nelle sensazioni. Sapere che siamo angeli e demoni, parte di azzurro e parte di buio. Che l'incoerenza è la coerenza del cosmo e che non c'è separazione in noi e tra noi e l'Universo. C'è un percorso da fare, non esiste la pillola della realizzazione, ma sappiamo che basta un attimo di luce perché la nostra vita cambi del tutto
Quando qualcuno ci chiede chi siamo, generalmente rispondiamo attraverso elementi che appartengono alla nostra storia: il nostro nome, il lavoro che facciamo, le persone che frequentiamo, i luoghi in cui viviamo, le nostre preferenze, le nostre esperienze. Tutto questo certamente racconta qualcosa di noi, ma sappiamo anche che ogni aspetto esterno della nostra vita è soggetto al cambiamento. La tradizione dello Yoga ci invita proprio a questa esplorazione: riconoscere ciò che cambia e avvicinarci a “colui che osserva il cambiamento”. In questa visione il Kriya Yoga poi è uno strumento per sviluppare la conoscenza di sé. Con un obiettivo: diventare più presenti, più stabili e più capaci di scegliere
La disciplina indiana ben si concilia con questo burrascoso periodo della vita. Ed è un valido aiuto per scoprire meglio se stessi e ricomporre mente, corpo e percezione di sé. Inoltre avvia al riconoscimento dei propri valori personali e diventa un metodo per riconoscere e affrontare al meglio emozioni e stress
Da sempre cerco di consigliare delle letture sullo Yoga e sul misticismo indiano cercando di intuire quali interessi si trovino dietro ogni lettore con cui condivido eventuali suggerimenti. Allora vi consiglio tre testi classici per entrare ancora di più in questa via...
Quante volte abbiamo lasciato che la vita fosse chiusa e compressa dentro di noi? Ci vuole coraggio per aprirci ed è necessario cercare l’armonia dell’apertura perché un vulcano può esplodere in modo rovinoso o tracciare nuove valli e nuove vie. Il fiume di lava può essere distruttivo o armonico. Spesso abbiamo paura di aprirci perché significa rischiare ma solo rischiando un possibile errore possiamo aprirci anche a una nuova parte di noi
È un libro che dovrebbe stare in ogni biblioteca, scolastica e di casa. Ma il sindaco di Venezia ha tolto «Piccolo blu e Piccolo giallo» dalle biblioteche scolastiche perché ritenuto portatore di “ideologia gender”. Eppure racconta solo la storia di Piccolo blu e Piccolo giallo che si abbracciano così forte da diventare verdi...



