La prossima volta che mangiate una pasta con le vongole, pensateci due volte. La vongola oceanica (Arctica islandica), infatti, può vivere oltre 500 anni. Una in particolare, ribattezzata “Ming”, è stato datato a 507 anni. Come è possibile? Devono ringraziare il loro metabolismo molto lento e l’innata capacità di proteggere le loro proteine dai danni ossidativi. Come le vongole anche lo squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus), può arrivare a 250-500 anni. Uno dei motivi è che raggiunge la maturità riproduttiva a 150 anni e anche che la sua carne è tossica quando non trattata nel modo adeguato, quindi poco ricercato dai pescatori.
Ma ora per chi ha il sogno di “campare 100 anni” per davvero, è arrivata una notizia interessante: si è scoperto che le balene della Groenlandia, possono vivere fino a 268 anni, più di qualunque altro mammifero sulla Terra. E la scienza ha trovato uno dei motivi di questa longevità eccezionale. Il New York Times spiega che uno studio pubblicato sulla rivista Nature e condotto da Vera Gorbunova e Andrei Seluanov dell’Università di Rochester rivela che queste balene possiedono l’abilità di riparare il DNA danneggiato con una rapidità e una precisione sorprendenti. La chiave di questo superpotere si chiama CIRBP, una proteina che nelle balene protegge le cellule dal freddo estremo dell’Artico. Ma i ricercatori hanno scoperto che la stessa proteina svolge anche un altro ruolo vitale: aggiusta le rotture del DNA, prevenendo l’accumulo di errori che portano all’invecchiamento e al cancro. Quando il gene CIRBP della balena è stato inserito in cellule umane, la capacità di riparazione del DNA è raddoppiata. Esperimenti simili su moscerini della frutta hanno mostrato che gli insetti portatori della versione “artica” del gene vivevano più a lungo.
Questa scoperta potrebbe spiegare non solo la longevità delle balene, ma anche la loro resistenza ai tumori, nonostante le enormi dimensioni che, in teoria, aumenterebbero il rischio di mutazioni. Il team di Rochester sta ora sperimentando su topi geneticamente modificati, alcuni con il gene CIRBP umano e altri con quello della balena, per capire se la stessa strategia possa funzionare anche nei mammiferi terrestri. «Non è un cambiamento radicale», ha spiegato la dottoressa Gorbunova. «Si tratta di piccoli aggiustamenti nel modo in cui le nostre cellule gestiscono il danno al DNA. La natura ci mostra come potremmo vivere più a lungo e in salute».
Nel frattempo João Marinho Neto, nato il 5 ottobre 1912 in Brasile, ha appena spento 113 candeline ed è stato ufficialmente riconosciuto l’uomo più vecchio del mondo dal Guinness World Records e da LongeviQuest. Meglio di lui – per ora – ha fatto Jeanne Louise Calment nata ad Arles il 21 febbraio 1875 e morta nella stessa città il 4 agosto 1997 a 122 anni e 164 giorni. Meno certa la data di nascita di Sodimedjo, un indonesiano che affermava di essere nato 146 anni sull’isola di Java. Lo scorso anno fece il giro del mondo il salvataggio a Bangalore di un uomo, Siyaram Baba, che ha affermato di avere ben 188 anni, ma ulteriori indagini gliene avrebbero tolti almeno 100.
La natura fa il suo corso e ci insegna che la nostra presunta e presupponente superiorità è relativa. Quello che la scienza non riesce a insegnarci è che più che vivere ad libitum male, nella rabbia e nel risentimento, dovremmo imparare a vivere appieno gli anni che ci sono concessi. Ma per questo occorre quello – parafrasando un libro celestiale di Thich Nath Hahn – il miracolo della presenza mentale. Questa è la vera eternità in Terra: campare bene fino all’ultimo respiro per tutti i respiri che abbiamo.

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