Dello yoga mi ha sempre appassionato la corrispondenza fra i diversi asana e i loro risuoni simbolici, un aspetto specifico del metodo Yoga Ratna della Maestra Gabriella Cella. Lavorare su Yama e Niyama anche attraverso le forme del corpo, approfondire la conoscenza della propria storia con le emozioni che suscitano le posizioni, sentire nel gioco delle forme la bellezza del corpo al di là dei segni del tempo, è per me un prezioso e quotidiano arricchimento.
Anche il percorso dello yoga può essere rappresentato da quattro posizioni fondamentali.
– Savasana, la posizione del rilassamento e del completo abbandono. Solo con il corpo in una situazione confortevole possiamo addentrarci nella pratica, solo in una posizione di resa incondizionata possiamo avventurarci alla scoperta di sé e accogliere la vita senza opporre resistenza;
– la posizione seduta a gambe incrociate, che sia quella più semplice o padmasana, la posizione del loto, ci ricorda che nello yoga solo l’immobilità è veramente importante e solo nella immobilità possiamo dialogare con il respiro e diventare consapevoli del nostro essere più profondo;
– Shiva Nataraja, la posizione di Shiva danzante fra la vita e la morte, fra ogni cosa e il suo contrario, l’affascinante e fragile equilibrio fra le polarità, quell’Hatha yoga che simboleggia l’unione del sole e della luna, di ogni cosa e del suo contrario a partire dal femminile e dal maschile che alberga in ciascuno di noi. La danza della vita;
– Salamba sarvangasana, la posizione invertita ci dice con estrema chiarezza che la via dello yoga passa attraverso un cambiamento di orizzonti e un ribaltamento totale.
A queste potremmo aggiungerne molte altre, secondo il nostro personale sentire.
Per me non c’è posizione migliore di salamba sarvangasana per esprimere l’augurio di un nuovo anno. Il suo significato etimologico è «tutto il corpo appoggiato» a un sostegno (la nuca e le spalle), ma molti la chiamano «posizione della candela» per la forma che assume il corpo. Un’espressione molto felice, che rende l’idea di un corpo luminoso e tra l’altro proprio la candela accesa accompagna il Natale in ogni casa ed è l’anima dei nostri compleanni. Salamba sarvangasana, ciò che sta sempre appoggiato al suolo si erge al cielo mentre la nuca giace abbandonata alla terra. Il corpo sta fra la terra e il cielo, ma nella posizione opposta a quella consueta. Lasciamo il radicamento alla terra e prendiamo la direzione del cielo. A livello fisico questa forma ha un grande impatto su tutti gli organi interni che traggono beneficio dall’inversione, pensiamo solo all’azione sugli organi interni, al carico venoso delle gambe che viene alleggerito, all’attivazione del fuoco gastrico, alla inversione della forza di gravità. Non è questa la sede per descrivere la corretta esecuzione, la necessaria preparazione, le avvertenze in merito alle cautele da adottare e le situazioni in cui è decisamente sconsigliata (per esempio per le donne nei giorni del ciclo).
Molto profondo è l’eco simbolico della forma. Come ho scritto insieme a Paola Ciabotti nel libro «Yoga pratico e potenza del simbolo» (Magnanelli): «A pochi è consentito capovolgersi: ai bambini quando nascono e, ancora per poco, per gioco, fino a che non iniziano ad imparare i comportamenti sociali; ai ginnasti e agli acrobati, perché rappresentano lo straordinario, il non usuale, il superamento dei limiti. Per gli altri “essere sottosopra” ha una connotazione negativa, è a testa in giù che si precipita negli inferi. L’evoluzione della specie avviene anche attraverso la conquista e il mantenimento della posizione eretta. Gli yogi e le yogini invece si capovolgono riportando nel mondo adulto la posizione invertita, rendendola confortevole e normale, restituendole tutte quelle connotazioni positive a livello fisico e psichico che sono sfuggite alla coscienza collettiva e rimaste affidate al simbolo e al mito. La sperimentazione del capovolgimento e del profondo modificarsi degli effetti gravitazionali sul corpo girato porta a comprendere l’esistenza di modi di essere diversi, entro i quali è possibile comunque trovarsi a proprio agio… si giunge ad accettare di capovolgere il punto di vista su di sé e sul mondo, secondo valori fondanti che possono anche essere invertiti rispetto agli usuali modelli di comportamento…».
Capovolgere il consueto, introdurre nella vita quotidiana dei ribaltamenti, essere disponibili al cambiamento e alla trasformazione. Affrontiamo la paura di perdere le nostre sicurezze, di perdere l’equilibrio, di lasciare la solidità della terra e il suo sostegno. Accogliamo la possibilità del dubbio, tanto caro a Bertold Brech. Saremo capaci di deporre le spalle e con esse tutto il carico di responsabilità che portano? Di quali pesi possiamo liberarci abbandonando la presunzione di essere indispensabili? Saremo capaci di accogliere l’imprevisto? E il diverso, che guarda il mondo con occhi capovolti perché preda della miseria e della guerra? Saremo capaci di buttare “gambe all’aria” la gabbia delle abitudini, quelle che spesso costruiamo con le nostre mani e che rendono faticosi i rapporti familiari e minano la stabilità delle relazioni amorose?
Ci sono abitudini importanti nella convivenza, essere gentili, saper ascoltare, abitudini corrette che aiutano a preservare la salute, come fare attività fisica. Per chi pratica lo yoga , ci sono buone prassi quotidiane come avere un orario fisso per la pratica, un tappetino ordinato e pulito. Ma molte sono le abitudini prive di senso, “polveri sottili” da cui è difficile liberarsi. Per farlo ci vuole un briciolo di coraggio e uno sguardo capovolto.
Sulle relazioni siamo tutti molto impreparati; solo con l’avanzare della età, senza i condizionamenti del contesto lavorativo e sociale, ho potuto scegliere chi frequentare, dando priorità alle persone “limpide”, agli amici sinceri, alle relazioni significative e arricchenti. Stupiamoci con l’insolito, accogliamo le nostre imperfezioni con sguardo amorevole, tolleriamo prima di tutto le nostre ricadute, unico modo per essere più gentili e comprensivi con gli altri. Sorridiamo dei momenti di rabbia anziché soffocarli.
In Salamba sarvangasana il cuore sta sopra la nuca, mettiamo anche noi in primo piano le nostre emozioni, i nostri affetti veri. In questa posizione l’azione più intensa è a livello della gola, dove lo yoga pone il centro Vishuddi, il purissimo, anello di congiunzione fra il cosmo e l’individuo. Centro dove avviene la trasmissione del suono: con la chiusura della glottide, indotta dalla postura, si palesa l’invito al silenzio e alla sacralità delle nostre parole. E in questa epoca dove tutti pontificano, danno consigli e sono esperti di tutto lasciamo le nostre certezze sul tappetino, troviamo con la nuca l’umiltà della terra.
Ecco, questo è ciò che auguro a me stessa e a voi: una candela accesa, una fiamma capace di accendere emozioni, diffondere calore, illuminare l’oscurità e cambiare i nostri miseri orizzonti. Invertire completamente la rotta: da una attitudine verticale totalmente egocentrica a quella capovolta, al dono di sé, ad un’altra coscienza, una nuova alchimia interiore.

Questa è la seconda parte dell'articolo di Andrea Fugazza sul sacrificio nella cultura dell'India. E qui parla del fuoco e della Kundalini. «Nello Yoga mistico sappiamo che, quando l’adepto risveglia Kundalini-shakti nel primo centro energetico, situato alla base della colonna vertebrale, incanalandola nel canale centrale unita ad apana, il soffio vitale che governa questo centro energetico, facendola risalire incontra il fuoco di Agni nello stomaco che, scaldandola, la infiamma e la spinge verso l’alto unendola al Prana...».
Questa è l'ultima puntata della lunga intervista allo swami-cantautore in cui ci racconta la libertà di un viaggio on the road alla scoperta della musica. La via di Swami Nirvanananda per l'India e una vita ascetica è passato attraverso la fascinazione per gli Stati Uniti e la musica americana. Ma il suo messaggio oggi è francescano: si può vivere con poco e imparare ad ascoltare i suoni del divino attorno a noi...
I nostri articolisti sono tutti validi insegnanti di Yoga e qui trovate tutte le proposte in tutta Italia. Molti gli stili e le scuole di riferimento, ma su tutte c'è la serietà e lo studio profondo dei nostri autori
Cercavo un libro per rilassarmi e ho trovato un gioiellino di Murakami, «L'arte di correre». Non solo un libro sulla corsa, ma anche sulla forza, sul prendersi cura di noi e sul valore del coraggio di continuare. Per tornare ogni giorno al nostro centro
Per orientare l’esperienza, la conoscenza rappresenta una guida indispensabile. Mircea Eliade, suggerisce che la storia ha il potere di insegnare per il presente e per il futuro e nei testi del passato è possibile ritrovare il riflesso delle nostre attuali possibilità. E uno di questi libri a cui fare riferimento è «Yoga Sutra» di Patanjali. Ecco perché è indispensabile conoscerlo e seguirlo
L'una nata tra la Britannia e l'Irlanda, l'altra nell'antica Cina. I punti in comune ci sono, ma stabilirne i contatti è pressoché impossibile. Allora perché spesso vengono accomunati? Perché si fa riferimento al druidismo contemporaneo che non è la stessa cosa di quello antico. Ecco tutto quello che è necessario sapere per capire meglio



