Nel 1869, Srila Bhaktivinoda Thakura tenne un importante discorso a Dinajpur nel Bengala occidentale. Bhaktivinoda Thakur era il fondatore del Movimento per la coscienza di Krshna, il cui figlio, Bhaktisiddhanta Saraswati, fu il maestro di Bhaktivedanta Prabhupada, il guru che negli Anni 60 influenzò la Beat Generation e i Beatles. Diceva: «Ci piace leggere un libro mai letto prima. Siamo ansiosi di raccogliere le informazioni contenute in esso e una volta fatto, la nostra curiosità si appaga». Le sue parole introducevano la questione fondamentale dello sviluppo del pensiero, critico, che inizia con la lettura e prosegue con lo studio, e poi con la tendenza a esprimere le proprie opinioni e a mescolarle con i fatti, presunti o reali.
Bhaktivinoda riportava l’attenzione su come, esclusa la lettura superficiale che non lascia traccia nella memoria e nel pensiero, l’assimilazione di un testo rischia spesso di diventare il mero deposito di concetti, idee, dichiarazioni espresse dagli autori senza che questi evolvano nel lettore verso nuovi punti di vista, prospettive, livelli di consapevolezza.
Bhaktivinoda insisteva sull’idea che un lettore «deve leggere i fatti e le dichiarazioni al fine di creare e non con l’obiettivo di una ritenzione infruttuosa», riflettendo e diffondendo le idee come i satelliti riflettono la luce del Sole. Culturalmente siamo ancora oggi soggetti all’idea che il progresso sia il prodotto di una evoluzione positiva che si sviluppa come una linea retta, dal passato meno evoluto al presente più sviluppato, come espressione della massima evoluzione dell’uomo che si concretizza nella nostra cultura occidentale.
Se si stabilisce che il pensiero è progressivo, cioè che le idee, le conoscenze e i ragionamenti di un autore progrediscono nei lettori in diverse forme di acquisizioni, riflessioni e nuovi pensieri, stiamo sostenendo che il pensiero si sviluppa trasformandosi mentre si trasformano i lettori.
Se nelle scuole di pensiero e nelle tradizioni l’attenzione è rivolta a mantenere intatto, sicuro, immodificato il pensiero originale per proteggerlo da speculazioni e perdere il sapere originale, nello sviluppo del pensiero e della filosofia moderna l’elemento critico che analizza, confuta e trasforma il portato conoscitivo di una teoria o di una idea ne rappresenta l’elemento di maggiore approfondimento. Per questo è difficile approcciarsi ai testi sacri ed entrare in un contesto di successione discepolare, riuscendo a mantenere la propria capacità di comprensione e analisi del messaggio spirituale e al contempo rispettarne le regole e le ritualità.
Di fatto viene diffusa l’idea che la Verità Assoluta delle religioni, dei sistemi filosofici indiani, delle tradizioni spirituali dell’antica India, sia trasmessa per intuizione, misticamente, per non essere volgarizzata e snaturata dal nostro pensiero e dalle nostre limitazioni culturali, senza nessuno sforzo di apprendimento, studio e analisi che richiederebbero un impegno reale nel confrontarsi con se stessi e la propria tendenza a rifiutare il cambiamento, soprattutto a riguardo dei propri modi di essere acquisiti e sedimentati.
Bhaktivinoda insegnava come tutte le cosiddette verità superiori, quantunque intuitive, richiedono un’educazione e un impegno mediati da insegnanti e maestri competenti per essere rielaborate all’interno di qualunque studente che poi le porterà a formare un nuovo stadio di coscienza nella propria evoluzione soggettiva.
Così lo sviluppo del pensiero progressivo si accompagna alla libertà e al rispetto. Libertà perché non esiste sviluppo senza, e rispetto perché altrimenti si perdono i legami con la Storia o il percorso che il pensiero ha seguito per giungere al nostro livello di comprensione.
Queste riflessioni ci portano a un altro tema dirompente, credere a qualcosa che non si conosce approfonditamente e conoscere qualcosa a fondo di cui non si crede la realtà. Un adepto, un iniziato, un seguitore o un appassionato si sentono mossi dal profondo verso l’idea che ciò che stanno seguendo, ciò per cui si stanno sacrificando esiste, il sentimento del loro cuore li motiva a pensare che si stanno avvicinando a qualcosa di superiore che li guida.
Uno studioso, un pensatore e un intellettuale possono approfondire e analizzare, studiare e comprendere fino nei più completi aspetti una filosofia, un sapere, una conoscenza senza esserne affascinati, sedotti o influenzati. L’obiettività, la competenza, la rielaborazione e l’uso delle conoscenze contenute in una filosofia cambiano così notevolmente da un individuo all’altro, al di la delle intenzioni che restano importanti. Certamente l’uso superficiale, strumentale, personale, della cultura indiana dello Yoga e della sua filosofia ha raggiunto un livello di decadimento impressionante.
Intanto non è facile trovare i testi originali, tradotti con cura e senza influenzarne i contenuti con idee di parte e letture devianti indica la poca serietà che nella diffusione della moda dello Yoga definisce la poca attenzione alla cultura. Poi la diffusione delle scuole di Yoga indiane che fanno largo business della filosofia e della spiritualità vedica anche attraverso la formazione.
Da sempre cerco di consigliare delle letture sullo Yoga e sul misticismo indiano cercando di intuire quali interessi si trovino dietro ogni lettore con cui condivido eventuali suggerimenti. Nella condivisione dei testi che ho pensato possano dare un punto di vista sulla cultura dello Yoga, vorrei segnalare il bellissimo libro di M.M. Gore intitolato Anatomia e Fisiologia delle tecniche Yoga, edito da Magnanelli, che offre una comprensione chiara e puntuale sulle tecniche interne dello Yoga che hanno come base lo studio della respirazione.
Il secondo libro che vorrei condividere è il celebre Hatha-Yoga-Pradipika, curato da Giuseppe Spera sempre per Magnanelli, che permette di incontrare con tutta la sua affascinante e complessa ricchezza, la forma tradizionale dello Yoga dalla quale nella nostra modernità sono emersi tutti gli stili e le tendenze attuali che hanno perso il contatto con la loro origine.
Infine per un taglio ancora più filosofico che per noi sembra mitologico, condivido la bella lettura delle Upanishad Vediche, i testi filosofici conclusivi dei Veda, curato da Carlo Della Casa, edito da Tea.

È difficile sapere di cosa ho bisogno veramente. Ma è centrale capirlo. Sapere che non siamo le nostre emozioni, che il nostro testimone non sta nelle sensazioni. Sapere che siamo angeli e demoni, parte di azzurro e parte di buio. Che l'incoerenza è la coerenza del cosmo e che non c'è separazione in noi e tra noi e l'Universo. C'è un percorso da fare, non esiste la pillola della realizzazione, ma sappiamo che basta un attimo di luce perché la nostra vita cambi del tutto
Quando qualcuno ci chiede chi siamo, generalmente rispondiamo attraverso elementi che appartengono alla nostra storia: il nostro nome, il lavoro che facciamo, le persone che frequentiamo, i luoghi in cui viviamo, le nostre preferenze, le nostre esperienze. Tutto questo certamente racconta qualcosa di noi, ma sappiamo anche che ogni aspetto esterno della nostra vita è soggetto al cambiamento. La tradizione dello Yoga ci invita proprio a questa esplorazione: riconoscere ciò che cambia e avvicinarci a “colui che osserva il cambiamento”. In questa visione il Kriya Yoga poi è uno strumento per sviluppare la conoscenza di sé. Con un obiettivo: diventare più presenti, più stabili e più capaci di scegliere
La disciplina indiana ben si concilia con questo burrascoso periodo della vita. Ed è un valido aiuto per scoprire meglio se stessi e ricomporre mente, corpo e percezione di sé. Inoltre avvia al riconoscimento dei propri valori personali e diventa un metodo per riconoscere e affrontare al meglio emozioni e stress
Da sempre cerco di consigliare delle letture sullo Yoga e sul misticismo indiano cercando di intuire quali interessi si trovino dietro ogni lettore con cui condivido eventuali suggerimenti. Allora vi consiglio tre testi classici per entrare ancora di più in questa via...
Quante volte abbiamo lasciato che la vita fosse chiusa e compressa dentro di noi? Ci vuole coraggio per aprirci ed è necessario cercare l’armonia dell’apertura perché un vulcano può esplodere in modo rovinoso o tracciare nuove valli e nuove vie. Il fiume di lava può essere distruttivo o armonico. Spesso abbiamo paura di aprirci perché significa rischiare ma solo rischiando un possibile errore possiamo aprirci anche a una nuova parte di noi
È un libro che dovrebbe stare in ogni biblioteca, scolastica e di casa. Ma il sindaco di Venezia ha tolto «Piccolo blu e Piccolo giallo» dalle biblioteche scolastiche perché ritenuto portatore di “ideologia gender”. Eppure racconta solo la storia di Piccolo blu e Piccolo giallo che si abbracciano così forte da diventare verdi...



