Da «Yoga per tutta la vita» di Paola Campanini (Edizioni Selides di Massimo Soncini), con l’autorizzazione dell’autore e dell’editore, quest’estate pubblichiamo alcune pagine per i lettori di «Rispirazioni».
Ci sono alcuni aspetti importanti peculiari della terza età che a volte non vengono considerati e per i quali lo yoga fornisce validi aiuti.
Gli anziani e il sonno.
Sono fermamente convinta che l’insonnia degli anziani sia un fatto fisiologico e naturale che ha un suo senso. L’ anziano spreca poche energie, fa il pisolino pomeridiano e può prendersi delle pause durante il giorno per riprendersi se si è affaticato. Mi sembra che anche la natura ci inviti a stare il più svegli possibile approfittando del poco tempo che ci rimane prima del sonno eterno. Purtroppo, tantissimi anziani scelgono la via farmacologica dei sonniferi. Sonniferi che potrebbero avere un senso per persone in piena attività, che casomai al mattino devono svolgere lavori impegnativi, sonniferi che possono aver senso se uno è gravemente ammalato o sta attraversano un momento particolarmente difficile, ma non per anziani che non hanno nulla di importante da fare. Ecco allora l’aiuto prezioso dello yoga: nel buio e nel silenzio della notte il tempo di insonnia diventa il tempo di pratica. Pratica di asana che possono essere fatti nel letto, esercizi di respirazione per apprezzare lo splendore del momento presente, la recita del mantra per liberare la mente dai pensieri, l’ascolto di un audio di rilassamento che forse farà scivolare nel sonno.
Gli anziani e il sesso
Un argomento di cui si parla pochissimo o per nulla, e che non si prende in considerazione neppure in ambito yogico. Non se ne parla nei mezzi di comunicazione, non se ne parla tra amici e ho notato che è un tema che sfugge anche nelle chiacchiere intime con le amiche. Per la maggior parte delle persone si dà per scontato che a una certa età si interrompono i rapporti sessuali e con essi ogni effusione o contatto fisico, anche nelle coppie di lunga durata. Mi ha sempre colpita vedere nelle case di riposo e negli ospedali degli anziani, uomini e donne allettati che tentano di strappare il pannolone e vengono costantemente sgridati. Nessuno pensa che vogliano trovare ancora un po’’ di piacere solitario. Lanciano un messaggio che imbarazza cogliere. È importante a tutte le età provare piacere, avere contatti fisici anche se con modalità diverse.
Lo yoga in questo può aiutare per alcuni motivi importanti:
– la disponibilità al cambiamento, a uscire dalla gabbia delle abitudini anche nella sfera sessuale fa scoprire nuovi modi per donarsi;
– la accettazione dei limiti fa superare l’impasse che spesso blocca quando si indeboliscono le prestazioni;
– affinare la percezione fa provare piacere anche nel contatto gentile, nel bacio e nella carezza.
Nella ciclicità della nostra vita l’anziano si incontra con il bambino per la sua voglia di ascoltare e raccontare storie, per recuperare la creatività del gioco e si incontra con gli adolescenti perché ritrova il piacere del tocco, della timida esplorazione, di una relazione sessuale senza amplesso.
Gli anziani , accettazione della fragilità e gentilezza
«La fragilità fa parte della vita, ne è una delle strutture portanti. Sono fragili e si rompono facilmente non solo quelle che sono le nostre emozioni e le nostre ragioni di vita, le nostre speranze e le nostre inquietudini, le nostre tristezze e i nostri slanci del cuore; ma sono fragili e si dissolvono facilmente anche le nostre parole: le parole con cui vorremmo aiutare chi sta male e le parole che desidereremmo dagli altri quando siamo noi a star male.
La fragilità come grazia, come linea luminosa, nocciolo tematico di esperienze fondamentali nella vita la fragilità come ombra, come notte oscura dell’anima che incrina le relazioni umane e le rende intermittenti e precarie, incapaci di tenuta emozionale e di fedeltà
La nostra fragilità è radicalmente ferita dalle relazioni che non siano gentili e umane, ma fredde e glaciali o anche solo indifferenti e noncuranti».
Eugenio Borgna da «La fragilità che è in noi» (Einaudi)
Belle le parole di Borgna, molto vere. I vecchi sono fragili fisicamente, emotivamente. E hanno bisogno di trattamenti gentili. Come ci ricorda Mariangela Gualtieri nella sua poesia «Sii dolce. Sii gentile» tratta da «Bestia di gioia».
«Sii dolce con me. Sii gentile.
È breve il tempo che resta. Poi
saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo
dell’umano. Come ora ne
abbiamo dell’infinità.
Ma non avremo le mani. Non potremo
fare carezze con le mani.
E nemmeno guance da sfiorare
leggere.
Una nostalgia d’imperfetto
ci gonfierà i fotoni lucenti.
Sii dolce con me.
Maneggiami con cura.
Abbi la cautela dei cristalli
con me e anche con te.
Quello che siamo
è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei
e affettivo e fragile. La vita ha bisogno
di un corpo per essere e tu sii dolce
con ogni corpo. Tocca leggermente
leggermente poggia il tuo piede
e abbi cura
di ogni meccanismo di volo
di ogni guizzo e volteggio
e maturazione e radice
e scorrere d’acqua e scatto
e becchettio e schiudersi o
svanire di foglie
fino al fenomeno
della fioritura,
fino al pezzo di carne sulla tavola
che è corpo mangiabile
per il mio ardore d’essere qui.
Ringraziamo. Ogni tanto.
Sia placido questo nostro esserci –
questo essere corpi scelti
per l’incastro dei compagni
d’amore».
Non c’è nulla da aggiungere.

È difficile sapere di cosa ho bisogno veramente. Ma è centrale capirlo. Sapere che non siamo le nostre emozioni, che il nostro testimone non sta nelle sensazioni. Sapere che siamo angeli e demoni, parte di azzurro e parte di buio. Che l'incoerenza è la coerenza del cosmo e che non c'è separazione in noi e tra noi e l'Universo. C'è un percorso da fare, non esiste la pillola della realizzazione, ma sappiamo che basta un attimo di luce perché la nostra vita cambi del tutto
Quando qualcuno ci chiede chi siamo, generalmente rispondiamo attraverso elementi che appartengono alla nostra storia: il nostro nome, il lavoro che facciamo, le persone che frequentiamo, i luoghi in cui viviamo, le nostre preferenze, le nostre esperienze. Tutto questo certamente racconta qualcosa di noi, ma sappiamo anche che ogni aspetto esterno della nostra vita è soggetto al cambiamento. La tradizione dello Yoga ci invita proprio a questa esplorazione: riconoscere ciò che cambia e avvicinarci a “colui che osserva il cambiamento”. In questa visione il Kriya Yoga poi è uno strumento per sviluppare la conoscenza di sé. Con un obiettivo: diventare più presenti, più stabili e più capaci di scegliere
La disciplina indiana ben si concilia con questo burrascoso periodo della vita. Ed è un valido aiuto per scoprire meglio se stessi e ricomporre mente, corpo e percezione di sé. Inoltre avvia al riconoscimento dei propri valori personali e diventa un metodo per riconoscere e affrontare al meglio emozioni e stress
Da sempre cerco di consigliare delle letture sullo Yoga e sul misticismo indiano cercando di intuire quali interessi si trovino dietro ogni lettore con cui condivido eventuali suggerimenti. Allora vi consiglio tre testi classici per entrare ancora di più in questa via...
Quante volte abbiamo lasciato che la vita fosse chiusa e compressa dentro di noi? Ci vuole coraggio per aprirci ed è necessario cercare l’armonia dell’apertura perché un vulcano può esplodere in modo rovinoso o tracciare nuove valli e nuove vie. Il fiume di lava può essere distruttivo o armonico. Spesso abbiamo paura di aprirci perché significa rischiare ma solo rischiando un possibile errore possiamo aprirci anche a una nuova parte di noi
È un libro che dovrebbe stare in ogni biblioteca, scolastica e di casa. Ma il sindaco di Venezia ha tolto «Piccolo blu e Piccolo giallo» dalle biblioteche scolastiche perché ritenuto portatore di “ideologia gender”. Eppure racconta solo la storia di Piccolo blu e Piccolo giallo che si abbracciano così forte da diventare verdi...



