• Mario Raffaele Conti

Salvare le vacanze dai rompiscatole...

Aggiornamento: 29 ago

Oggi c’è il mare increspato. Quel leggero movimento che cambia il colore dell’acqua e dell’orizzonte. Una signora accanto a me dice «Peccato, era così calmo ieri…», e a me viene in mente mia madre che aspettava sempre che tutto fosse calmo, ordinato, armonizzato, secondo le sue aspettative, e invece aveva un figlio giornalista un po’ irrequieto, alle prese con la complessità determinata da scelte azzardate. Per tutta la vita ha aspettato la calma piatta. Invano.


Siamo tutti così, o quasi. Aspettiamo le vacanze o i giorni di festa e ci auguriamo che “tutto vada bene” e invece c’è sempre una questione da affrontare, un carattere da smussare, una maldicenza da contrastare o da subire o da digerire, un parente o un amico che decide di litigare, un rompiscatole che si mette d'impegno per rovinare la vita agli altri. È così che funziona. Quando pensate di avere una famiglia problematica, guardatevi in giro - senza giudicare, per carità – solo per rendervi conto che potreste non essere in cima a un’ipotetica classifica.


Il mare è increspato per tutti e tutti cerchiamo di soffiare controvento per farlo calmare anche se sappiamo che non serve. Ma funziona così il mondo e funzioniamo così noi, sempre a remare controcorrente e sempre a fare il “mestiere degli dei”. Vorremmo essere Zeus e siamo formiche.


C’è una prospettiva interessante che, se volete, potete trovare in natura, e cioè la prospettiva della continua trasformazione. Se ci pensate un secondo, è la stessa prospettiva di quelle onde increspate, è andare avanti e indietro seguendo le correnti marine. Avete mai visto un’onda che si ribella alla corrente che corre sotto la superficie? Noi lo facciamo ogni giorno e così perdiamo l’occasione di questa eterna trasformazione, questo continuo cambio di visione, di prospettiva, di possibilità, che invece potrebbe, non solo evitarci lo stress del cambiamento, ma anche offrirci un presente insperato.


Nello yoga - nel Raja yoga che è la via prospettata da Patanjali in «Yogasutra» e che è la base di “tutti” gli yoga – si parla di parinama, che significa sviluppo, processo, e che come spiega Mircea Eliade, è «l’impulso evolutivo» della prakriti, la Natura, di cui fa parte l’esperienza psico-mentale. Dice Eliade (grandissimo storico delle religioni): «Gli stati di coscienza sono i raffinati prodotti della stessa sostanza che sta alla base del mondo fisico come del mondo della vita».

Non trovate che questo concetto sia rivoluzionario? Quindi anche i famigerati pensieri che noi crediamo volteggiare nel mondo dello spirito, sono solo materia. Meraviglioso. È per questo che possiamo lasciarli andare, come scrivevo la scorsa settimana, è per questo che non determinano il nostro essere, perché il nostro essere, l’atman, il sé, non è prakriti ma purusa, «principio trascendente e autonomo» (cit.), «inesprimibile», senza desideri, eternamente libero, di cui l’intuizione (buddhi) ne è una emanazione. Ma l’intuizione non è l’atman e questo fraintendimento genera le nostre illusioni.


La conoscenza (contrario della nescenza che è causa delle sofferenze) è sapere di questa separazione e il percorso che porta alla gioia, alla felicità, è quello che ci porta a comprendere la differenza tra Natura e Spirito e a farli «danzare insieme», come dice un famoso kirtan di Paramahansa Yogananda.


Ci può essere così tanto in un’onda increspata? Sì. E c’è di più: c’è la nostra speranza e il nostro destino, c’è l’abbandono alla tempesta che arriva e passa, al terremoto che scuote e si assesta, al sole che brucia e tramonta. L’abbandono alla calma dolcezza della Luna che sorge e scompare dietro le nuvole. C’è tutta la trasformazione che crea, travolge e talvolta stravolge le nostre vite. È a partire da questo abbandono che inizia la vera trasformazione, l'autentica rivoluzione che cambia la vita propria e altrui. Perché accogliere la trasformazione non è rassegnazione, ma è l'inizio di qualcosa di nuovo.


Oggi sarò onda nel mio mare. Se diventerà un cavallone o un’onda leggerà proverò ad accoglierla. E se non ci riuscirò, accoglierò il mio non riuscirci. Chiuderò gli occhi e sorriderò al mare e al mio sé nascosto sotto le onde.

Jacob Adriaensz Bellevois, «Tempesta vicino a una costa rocciosa», Dalla mostra «Le vent “Cela qui ne peut être peint”» fino al 2 ottobre 2022 al MuMa, Musée d'art moderne André Malraux di Le Havre.

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