• Mario Raffaele Conti

La coerenza ci distruggerà (rilassiamoci)

Credo che uno dei problemi più grandi che abbiamo tutti sia quello della rigidità. Quando diciamo a qualcuno «sei rigido» gli stiamo comunicando due cose: che la sua mente è rigida e che la sua postura lo è altrettanto. Nel pronunciare quell'atto di accusa, però, stiamo denunciando il fatto che rigidi lo siamo anche noi. Se andassimo a vedere nel profondo, vedremmo che quel giudizio di rigidità lo stiamo applicando - inconsapevolmente - anche su di noi. Ci specchiamo negli altri, come spesso accade quando giudichiamo.

Quello che mi sembra di aver capito in tanti anni di riflessione, di meditazione, di introspezione, è che quello che ci blocca è un pensiero vorticoso: è quello che pensiamo che gli altri pensino di noi. È un giudizio altrui totalmente presunto. Anzi, immaginato: il giudizio altrui me lo sono dato io.

Sono le aspettative mie su di me a ferirmi, a impedirmi di lasciarmi andare, di sentire nel profondo quello che mi dice il mio corpo, la mia mente, lo spazio che mi circonda, l’esperienza che sto vivendo. È la mia richiesta di coerenza con ciò che immagino di essere, con l’idea che mi sono costruito di me.

Questo è il punto: qual è l’idea che mi sono costruito di me? Qual è l’aspettativa che ho nei confronti della vita, della famiglia, del lavoro, del mio apporto alla società? Quali sono gli spazi che lascio per contemplare il reale? Sto forse riempiendo ogni ambito della mia mente con mere illusioni?

Il concetto di illusione e di ignoranza sono centrali nello yoga. Quando coltiviamo uno yoga fisico, uno yoga mentale o uno yoga spirituale e basiamo tutto questo sull’illusione siamo destinati a fallire, a veder crollare davanti a noi l’idolo che ci siamo costruiti. Ma... separare è diabolico. Perseverare è spesso sciocco, ma separare è diabolico: non vediamo (avidya=nescenza) che non esiste uno yoga fisico, uno yoga mentale e uno yoga spirituale. Yoga è unione anche di queste tre caratteristiche ed è questa unione a permetterci di «vedere» (vidya), di entrare nella realtà della realtà e di sciogliere la rigidità con cui giudichiamo noi stessi e gli altri.

Il concetto di vidya, di conoscenza, che è vedere, che è esperire, che è contemplare la realtà della realtà, ecco, questo mi sembra essere il più forte tra tutti i messaggi che lo yoga ci dà.

Se capisco questo qui e ora avrò fatto un passo avanti verso la liberazione dall’illusione, che è il demone più potente che - come molti - coltivo ogni giorno.

Allora mi metto l'anima in pace:

- non sono coerente, mi arrabatto;

- non sono “capace”, ci provo come riesco;

- non sono “illuminato”, sono ricercatore.

La parola «ricerca» è la chiave per uscire dall'illusione, dagli specchi magici, dalla rigidità del «non-vedere».

Sono quello che sono. La mia ricerca riparte ogni volta da qui.





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